La previdenza complementare collettiva si trova oggi al centro di una trasformazione che ne amplia significativamente la rilevanza per il sistema Paese. Lo riporta il Rapporto Investire nel futuro del Paese: il ruolo della previdenza complementare collettiva realizzato da TEHA Group in collaborazione con Assofondipensione (l’Associazione a cui aderiscono i Fondi pensione negoziali promossi dalla contrattazione collettiva del lavoro). Secondo il rapporto, l’invecchiamento della popolazione, la crescente discontinuità delle carriere lavorative e la progressiva pressione sul primo pilastro rafforzano la sua funzione di protezione previdenziale; parallelamente, la debole crescita dell’economia italiana e l’aumento dei fabbisogni di investimento in infrastrutture, energia, innovazione, sicurezza e servizi connessi alla longevità accrescono l’importanza del capitale di lungo periodo.
“In questo scenario, i Fondi pensione collettivi assumono una duplice valenza: contribuiscono alla costruzione del reddito pensionistico futuro degli aderenti e, attraverso la gestione professionale del risparmio, possono concorrere alla mobilitazione di risorse verso investimenti coerenti con orizzonti temporali pluriennali”, si legge nel report, che poi prosegue: “Questa seconda funzione deve tuttavia essere collocata all’interno di un principio fondamentale: le risorse gestite appartengono agli aderenti e la finalità primaria dei Fondi rimane previdenziale. L’investimento nell’economia reale italiana non può pertanto costituire un obiettivo autonomo o essere perseguito attraverso un indirizzamento amministrativo del risparmio. Ogni scelta deve rispettare l’interesse esclusivo dell’aderente, il principio della persona prudente, la diversificazione, le esigenze di liquidità e un adeguato rapporto tra rischio e rendimento. Il punto di incontro tra interesse previdenziale e sviluppo del Paese risiede quindi nella capacità dell’Italia di creare opportunità di investimento competitive, sufficientemente dimensionate, trasparenti e compatibili con le esigenze degli investitori istituzionali”.
Un sistema Paese chiamato a investire di più e con un orizzonte più lungo
Il contesto nel quale opera la previdenza complementare, per TEHA Group e Assofondipensione, è segnato dalla sovrapposizione di quattro trasformazioni strutturali: riconfigurazione del sistema internazionale, transizione energetica, disruption tecnologica e transizione demografica. Questi fenomeni presentano caratteristiche diverse, ma condividono una conseguenza: richiedono programmi pluriennali, infrastrutture, capacità produttiva, competenze e quindi disponibilità di capitale paziente.
“La crescente instabilità geopolitica amplia il perimetro dei possibili ambiti di investimento, includendo anche le filiere della sicurezza e dell’autonomia europea; la transizione energetica richiede reti, accumuli e nuova capacità produttiva; l’accelerazione tecnologica impone investimenti in ricerca, Intelligenza Artificiale, infrastrutture digitali e capitale umano; l’invecchiamento accresce infine la domanda di infrastrutture sociali, sanitarie, assistenziali e abitative. Per l’Italia, tali trasformazioni si innestano su debolezze strutturali pregresse. Negli ultimi venticinque anni il PIL italiano è cresciuto di circa il 10%, accumulando una distanza di circa 30 punti percentuali rispetto alla media dell’Unione Europea. Nello stesso periodo, il Valore Aggiunto per ora lavorata è aumentato di appena il 2%, con un divario di circa 26 punti percentuali rispettoalla media europea. La stagnazione della produttività si è riflessa anche sui redditi: tra i Big 4 europei, l’Italia è l’unico Paese nel quale il salario reale medio risulta inferiore rispetto al 2000, con una diminuzione di circa 791 euro, pari al 2,3%. Per la previdenza, questa dinamica è particolarmente critica perché salari stagnanti comprimono contemporaneamente capacità di consumo, risparmio e contribuzione”, si legge ancora nel rapporto.
Secondo l’indagine, a questa debolezza si è accompagnato per lungo tempo un livello contenuto degli investimenti pubblici. TEHA stima che, se tra il 2000 e il 2025 l’Italia avesse investito in rapporto al PIL quanto la media di Francia, Germania e Spagna, avrebbe realizzato oltre 273 miliardi di euro di investimenti pubblici aggiuntivi. Il rapporto osserva poi che “il PNRR ha prodotto una significativa inversione di tendenza, ma la conclusione del Piano rende centrale il tema della continuità degli investimenti negli anni successivi. Il problema non è però riconducibile a una scarsità assoluta di risorse. Nel 2025, nell’Unione Europea il differenziale tra risparmio lordo privato e investimenti fissi privati ha raggiunto circa 1.000 miliardi di euro, in aumento del 76,3% rispetto al 2015. Anche in Italia TEHA rileva un gap strutturale tra capacità di risparmio e capitale trasformato in investimenti, cresciuto del 46% nell’ultimo decennio. Ne emerge una delle principali criticità del modello europeo e italiano: l’elevata capacità di generare risparmio non si traduce automaticamente in una capacità equivalente di finanziare innovazione, infrastrutture e crescita”.
L’indagine sottolinea infine che la dimensione della sfida è significativa: “Considerando difesa e sicurezza, energia e clima, infrastrutture di trasporto, digitalizzazione, Intelligenza Artificiale e capitale per la crescita delle imprese, il Rapporto quantifica per l’Italia un fabbisogno di almeno 70 miliardi di euro all’anno da destinare agli ambiti strategici”.
Il Rapporto Investire nel futuro del Paese: il ruolo della previdenza complementare collettiva di Assofondipensione e TEHA Group è disponibile cliccando qui.
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