Global Retirement Index (GRI) 2026 - Natixis IM
Il sondaggio annuale di Natixis IM sulla qualità dei sistemi pensionistici globali pone per il secondo anno consecutivo la Norvegia in testa alla classifica; l’Italia guadagna tre posizioni, attestandosi al 26° posto
22/09/2026
Redazione MondoInstitutional
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Secondo il Global Retirement Index (GRI) 2026 di Natixis Investment Managers, la sicurezza pensionistica sta subendo pressioni sempre più intense a livello globale a causa del rapido invecchiamento della popolazione, del debito pubblico ai massimi storici e dell’inflazione persistente. Realizzato in collaborazione con CoreData Research, il GRI offre una visione completa dei fattori che contribuiscono a garantire una pensione sicura. Oltre agli aspetti finanziari, la ricerca valuta l’accesso all’assistenza sanitaria e i relativi costi, il clima, la governance e il benessere generale della popolazione. Le classifiche sono relative e si basano su 18 indicatori di performance distribuiti su quattro sottoindici: Finanze in pensione, Benessere materiale, Salute e Qualità della vita.
Norvegia (83%) e Irlanda (81%) continuano a guidare la classifica anche quest’anno, confermando il primo e secondo posto dello scorso anno. Natixis IM comunica che nella top ten sono i Paesi Bassi a registrare la crescita più significativa, salendo di tre posizioni dal sesto al terzo posto con un punteggio invariato del 79%, il loro miglior piazzamento di sempre: “La Svizzera scende di una posizione al quarto posto, mentre la Danimarca si mantiene al quinto nonostante un calo di un punto percentuale. L’Islanda perde cinque posizioni, passando dal quarto al nono posto: si tratta del calo più marcato nella top ten, determinato in gran parte dal crollo dell’indicatore Benessere materiale a seguito dell’aumento della disoccupazione. La Finlandia registra il calo più drastico in assoluto, perdendo 12 posizioni e passando dal 23° posto del 2025 al 35° di quest'anno”.
L’Italia guadagna tre posizioni, attestandosi al 26° posto, con un punteggio complessivo in aumento di due punti percentuali, arrivando al 66%. “I progressi registrati nella salute, nel benessere materiale e nella qualità della vita sono alla base di questa crescita, mentre il settore delle finanze in età pensionabile rimane stabile. Un punteggio eccellente relativo all’inflazione (primo posto) rimane uno dei punti di forza dell’Italia, mentre l’indicatore relativo ai tassi di interesse scende di quattro posizioni, attestandosi al 21° posto. La pressione fiscale (41°), l’indebitamento pubblico (41°) e la dipendenza degli anziani (41°) sono tutti punti di relativa debolezza che, nel loro insieme, limitano il potenziale del sottoindice. La preoccupazione degli italiani riguardo alle finanze pubbliche è elevata: secondo il Natixis Global Survey of Individual Investors 2025, il 77% degli investitori italiani ritiene che l’aumento del debito pubblico comporterà una riduzione delle prestazioni pensionistiche statali, una percentuale superiore alla media globale (72%)”, si legge in una nota di Natixis IM.
Nella classifica dei Paesi sviluppati più grandi, la Germania rimane in testa con il 75%, guadagnando una posizione nella classifica generale e piazzandosi al settimo posto a livello mondiale. Il Regno Unito occupa il secondo posto tra i Paesi più grandi con il 72%, ma scende di una posizione nella classifica generale, piazzandosi così al 15° posto.
Commentando i risultati di quest’anno, Alberico Potenza, Country Head Italy Istitutional di Natixis IM ha spiegato: “L’Indice di quest’anno ribadisce l’urgenza di evoluzione e modernizzazione di sistemi pensionistici obsoleti, adattandosi all’apettativa della vita media e ai cambiamenti nel mondo del lavoro. Una riforma delle politiche può aiutare le persone a passare dal risparmio previdenziale all’investimento previdenziale, aumentando le probabilità di una pensione sicura. Sebbene sistemi più moderni possano migliorare le possibilità di una pensione sicura, anche i singoli individui devono assumersi la responsabilità del proprio percorso previdenziale, risparmiando fin da ora e con costanza. Ogni anno di ritardo aumenta la pressione sugli anni che restano”.

Sistemi pensionistici obsoleti
“Molte delle attuali difficoltà legate alla pensione derivano dalle incertezze poste da sistemi pensionistici concepiti sulla base di ipotesi che risalgono al XX secolo. Oggi le persone lavorano in modo diverso, vivono più a lungo e si fanno carico di una quota maggiore della responsabilità di finanziare la propria pensione. In un recente sondaggio condotto da Natixis tra investitori privati, il 78% (Individual Investors Survey) degli investitori in 21 Paesi ha affermato che è sempre più una loro responsabilità finanziare autonomamente la propria pensione, in netto aumento rispetto al 67% registrato dieci anni fa (2015 Natixis Global Survey of Individual Investors)”, scrive ancora Natixis IM, che poi prosegue: “Il modello che ha sostenuto i cittadini dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è sottoposto a pressioni crescenti. L’invecchiamento della popolazione comporta un aumento del numero di persone che percepiscono prestazioni dai sistemi pensionistici pubblici, mentre il numero di lavoratori che versano i contributi è in calo. L’aumento dell’aspettativa di vita e gli oneri pensionistici privati, insieme al debito pubblico ai massimi storici, stanno mettendo sotto pressione le pensioni pubbliche, mentre l’inflazione riduce la disponibilità di denaro che i cittadini possono destinare al risparmio. I politici di tutto il mondo stanno lavorando per adeguare i sistemi pensionistici a una nuova era del lavoro e del risparmio”.

Dove la politica fa la differenza
L’opinione di Natixis IM, inoltre, è che i recenti progressi a livello politico abbiano aiutato i singoli cittadini ad assumersi una maggiore responsabilità nel finanziamento della propria pensione. La politica si sta concentrando su tre aree fondamentali: 1) Accesso: nel passo fondamentale verso la sicurezza pensionistica, la politica sta agevolando l’accesso a piani di risparmio che integrano il reddito pensionistico, rendono più persone idonee alla copertura e sostengono la continuità dei risparmi nel corso della vita; 2) Automatizzazione: i dati dimostrano che l’iscrizione automatica funziona eliminando l’inerzia individuale dalla partecipazione ai piani pensionistici. Dato che favorisce il coinvolgimento dei dipendenti, la politica sta applicando questo concetto ai datori di lavoro e ai gestori dei piani; 3) Accumulo: l’obiettivo finale della politica pensionistica è aiutare le persone a costituire un patrimonio in grado di sostenerle per tutta la durata della pensione, anche aumentando i flussi verso i piani pubblici e privati e offrendo ai risparmiatori l’accesso a opportunità di investimento produttive.
“Quest’iniziativa affronta direttamente le principali preoccupazioni degli investitori in materia di pensione: non avere abbastanza denaro per godersi la pensione (40%), l’inflazione che erode i piani pensionistici (38%), potenziali carenze nelle prestazioni (33%) e il timore di non riuscire mai a risparmiare abbastanza per andare in pensione (25%). La preoccupazione è talmente grande che il 43% degli investitori privati in tutto il mondo ritiene che sarà necessario un miracolo per raggiungere la sicurezza pensionistica, e un terzo degli Hnwi la pensa allo stesso modo (Individual Investors Survey 2025)”, osserva ancora Natixis IM.
David Goodsell, Executive Director, Centre for Investor Insight ha commentato: “Per molti investitori, la sfida consiste nel capire di quanto denaro avranno bisogno nel momento della pensione e nel valutare la resilienza a lungo termine dei propri risparmi, che potrebbero risentire di sconvolgimenti di natura sanitaria, economica o ambientale. L’intervento divino non è una strategia praticabile per risolvere i problemi odierni relativi al finanziamento della pensione, ma l’intervento politico offre speranze di progressi concreti”.

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