Eurofer: i comparti tornano in positivo nel secondo trimestre
Dopo le difficoltà dei primi tre mesi, ora il Dinamico sale da inizio anno del 7,84%, il Bilanciato del 4,22% e il Garantito dell'1%
04/08/2026
Redazione MondoInstitutional
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Nel secondo trimestre del 2026 tutti i comparti del Fondo Pensione Eurofer (Fondo Pensione Nazionale a Capitalizzazione per i lavoratori delle Ferrovie dello Stato) hanno avuto rendimenti positivi recuperando così le perdite del primo trimestre maturate nel mese di marzo con la reazione dei mercati alla guerra in Medio Oriente. In particolare, il Garantito è cresciuto dell’1,49%, il Bilanciato del 4,59% e il Dinamico dell’8,62%. Anche da inizio anno i rendimenti sono tutti positivi e pari a 1% per il comparto Garantito, 4,22% per il Bilanciato e 7,84% per il Dinamico.
“Il miglioramento dei mercati ha seguito la graduale attenuazione del conflitto nel golfo Persico e la parziale riapertura alla navigazione del canale di Hormuz. Nell’aggiornamento di luglio del World Economic Outlook, il Fondo Monetario Internazionale presenta un quadro dell’economia internazionale nel quale l’impatto della guerra è tutto sommato contenuto. Si prevede che la crescita del PIL sia pari al 3,1% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, con una riduzione, nel solo 2026, di 0,2 punti percentuali”, spiega Eurofer tra i punti salienti della sua analisi, aggiungendo: “La chiusura del canale di Hormuz ha avuto comunque un impatto meno grave del previsto sull’equilibrio fra domanda e offerta di greggio e, di conseguenza, sui prezzi. In questo contesto di grande incertezza le attese di inflazione si sono mantenute elevate, e rimangono per il prossimo anno al di sopra del 3% sia negli Stati Uniti sia nell’Eurozona. La ripresa dell’inflazione, sia pure temporanea, ha portato a un cambiamento radicale dell’atteggiamento delle Banche Centrali. La Fed ha per ora abbandonato ipotesi di un taglio dei tassi, la Bce, nella riunione di metà giugno, ha aumentato il tasso ufficiale di 25 pb. Il mutato atteggiamento delle autorità monetarie ha contribuito alla debolezza dei mercati obbligazionari, soprattutto dei titoli di Stato a lungo termine, già colpiti dall’aumento dell’inflazione e dalle prospettive negative dei bilanci pubblici”.

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