Guardando alla seconda metà del 2026, il contesto di mercato appare leggermente meno teso rispetto a quanto lo fosse nei primi sei mesi dell’anno. Le tensioni geopolitiche hanno messo alla prova le ipotesi relative alla crescita globale, all’inflazione e all’andamento dei tassi di interesse, con la crisi in Medio Oriente che ha svolto un ruolo centrale nel plasmare il sentiment degli investitori. Al momento, è incoraggiante constatare che alcune delle pressioni che hanno gravato sui mercati nella prima metà dell’anno sembrano ora attenuarsi.
Nel breve termine, il segnale più evidente di miglioramento è stato il calo del prezzo del petrolio. I recenti sviluppi suggeriscono che un volume significativo di petrolio stia nuovamente lasciando il Golfo Persico per raggiungere i mercati globali, il che dovrebbe contribuire ad alleviare parte della pressione sui prezzi dell’energia. Si tratta di uno sviluppo positivo per le aspettative di crescita e di inflazione, anche se è improbabile che il processo si svolga in modo del tutto lineare. Gli impianti di produzione in tutto il Medio Oriente avranno bisogno di tempo per aumentare la produzione, mentre le interruzioni nelle spedizioni implicano che le catene di approvvigionamento potrebbero impiegare più tempo a normalizzarsi.
In questo contesto, il petrolio potrebbe stabilizzarsi in un intervallo compreso tra i 70 e gli 80 dollari al barile, con un premio di rischio geopolitico in parte già incorporato nei prezzi. Gli investitori dovrebbero inoltre aspettarsi una volatilità periodica, mentre Stati Uniti e Iran cercano di portare avanti i colloqui di pace e di raggiungere un accordo sul nucleare. Sei giorni di negoziati rappresentano un calendario ambizioso per una questione così complessa e le notizie che emergeranno nel mentre potrebbero comunque influenzare i mercati.
Sebbene la geopolitica rimanga un fattore importante, il principale motore dei mercati nella seconda metà del 2026 potrebbe essere la politica monetaria. Negli Stati Uniti, l’economia continua a mostrare resilienza e la Federal Reserve ha adottato un tono più restrittivo. Mentre gli investitori valutano nuovamente se la Fed possa dover aumentare nuovamente i tassi e con quale frequenza, i prezzi di mercato rimarranno probabilmente sensibili ai dati in arrivo e alle comunicazioni della Banca Centrale.
L’altro punto chiave sarà rappresentato dagli utili societari. Con l’inizio della stagione dei bilanci del secondo trimestre, gli investitori seguiranno con attenzione gli indizi che dimostrino che il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale possa continuare a sostenere i profitti. La spesa in conto capitale delle aziende legate all’IA è stata una delle principali fonti di slancio alla crescita, in particolare negli Stati Uniti, e la sua influenza si sta facendo sentire anche lungo le catene di approvvigionamento in regioni come il Sud-Est asiatico.
La domanda cruciale è se le aziende riusciranno a monetizzare tali spese e a generare un ritorno interessante sull’investimento. Le aspettative relative alle spese in conto capitale legate all’IA, alla crescita dei ricavi e alla redditività sono ora elevate, il che significa che i risultati sugli utili potrebbero diventare una fonte importante di volatilità del mercato. Ciononostante, l’entità degli investimenti rimane un significativo stimolo alla crescita, sia per l’economia statunitense che per la catena di approvvigionamento tecnologica globale.
Anche il rischio politico rimarrà al centro dell’attenzione. Nel Regno Unito, i mercati osserveranno la transizione verso un nuovo Primo Ministro e la capacità del prossimo governo di definire un programma di crescita credibile, pur rimanendo entro i vincoli fiscali esistenti. La reazione dei mercati dei titoli di Stato e valutari dipenderà da quanto convincente sarà il raggiungimento di tale equilibrio.
Negli Stati Uniti, anche le elezioni di medio termine potrebbero ridefinire il contesto politico. Il calo dei prezzi della benzina favorirebbe i repubblicani, ma le attuali previsioni suggeriscono che i democratici potrebbero guadagnare terreno. Se quest’ultimi dovessero assicurarsi il controllo di una o entrambe le camere del Congresso, il Presidente Trump potrebbe trovarsi ad affrontare un contesto più difficile per portare avanti le proprie iniziative politiche, aggravando un panorama politico già polarizzato.
Nel complesso, le prospettive di crescita appaiono leggermente più positive rispetto all’inizio dell’anno, soprattutto se le tensioni nello Stretto di Hormuz continueranno ad attenuarsi. Tuttavia, le prospettive sull’inflazione rimangono meno stabili: il calo dei prezzi del petrolio dovrebbe contribuire in positivo nel tempo, ma permangono pressioni inflazionistiche nel sistema e l’inflazione rimane al di sopra dell’obiettivo in diverse economie principali.
Ciò significa che le prospettive sui tassi di interesse dovrebbero rimanere differenziate tra le varie regioni. Negli Stati Uniti, i mercati stanno iniziando a scontare la possibilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed. Nel Regno Unito, si spera che la Banca d’Inghilterra possa mantenere i tassi invariati, anche se ciò dipenderà dai dati sull’inflazione. In Europa, invece, un ulteriore aumento dei tassi appare plausibile, mentre il Giappone dovrebbe continuare a normalizzare gradualmente la propria politica monetaria.
Per gli investitori professionali, tutto ciò implica che la seconda metà del 2026 potrebbe offrire un contesto di crescita leggermente più solido, ma non privo di complessità. I rischi geopolitici non sono scomparsi, l’inflazione non è stata ancora pienamente contenuta e le Banche Centrali potrebbero non agire all’unisono. Allo stesso tempo, l’allentamento delle pressioni energetiche e il proseguimento degli investimenti legati all’intelligenza artificiale forniscono motivi per un cauto ottimismo.
Il bilancio dei rischi è migliorato rispetto alla prima metà dell’anno, ma i mercati continueranno probabilmente a essere guidati dai dati, dai segnali di politica monetaria e dai risultati degli utili.
A cura di Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments
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