A fine marzo, 11,9 milioni di posizioni in forme complementari
Fondi negoziali, Fondi aperti e PIP hanno raccolto 4,7 miliardi nel primo trimestre: +12,2% rispetto ai primi tre mesi del 2025
05/05/2026
Redazione MondoInstitutional
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Alla fine di marzo 2026, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 11,9 milioni: +1,7% rispetto a fine 2025. Secondo l’aggiornamento di Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), a tali posizioni, che includono anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti di 10,6 milioni
Nei dettagli, nei Fondi negoziali le posizioni sono cresciute di 83.010 unità (+1,8% rispetto a dicembre 2025), per un totale complessivo di 4,597 milioni. “A tale crescita, l’apporto maggiore è fornito dal Fondo destinato ai lavoratori del commercio (+17.700 posizioni) e da quello del pubblico impiego (+10.300 posizioni). Crescono anche il Fondo destinato ai dipendenti pubblici della scuola (+6.800 posizioni), per il quale iniziano a dispiegarsi gli effetti del meccanismo del silenzio/assenso attivato per i nuovi assunti a partire dal 2019, e quello rivolto al settore edile (+6.700 posizioni)”, spiega l’Authority. 
Nelle forme pensionistiche di mercato, invece, si contano 71.050 posizioni in più nei Fondi aperti (+3,1%) e 44.800 in più nei PIP (+1,1%). Di conseguenza, alla fine di marzo, il totale delle posizioni in essere in tali forme è pari, rispettivamente, a 2,333 milioni e 4,016 milioni.  
Nel corso del primo trimestre del 2026, poi, Fondi negoziali, Fondi aperti e PIP hanno raccolto nel complesso 4,7 miliardi di euro, in crescita del 12,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’incremento risulta maggiore per i Fondi aperti (18%). Nel complesso, la Covip segnala come il totale delle risorse destinate alle prestazioni è di 262,6 miliardi di euro, lo 0,2% in più rispetto alla fine del 2025. “Il saldo positivo della gestione previdenziale ha compensato le perdite in conto capitale determinate dall’andamento dei mercati finanziari”, sottolinea la Commissione. In particolare, l’attivo netto è di 82 miliardi di euro nei Fondi negoziali, di 42,6 miliardi nei Fondi aperti e di 59,3 miliardi nei PIP. 
Passando ai risultati, nei primi tre mesi di quest’anno, Covip sottolinea come “i rendimenti delle forme di previdenza complementare hanno risentito dell’aumento dell’incertezza sui mercati finanziari dovuta allo scoppio del conflitto in Medio Oriente”. Per i comparti azionari i rendimenti medi sono stati pari al -1,3% nei Fondi negoziali e al -2,8% in quelli aperti; nei PIP di ramo III il rendimento è stato del -3,4%. Nelle linee bilanciate i risultati sono in media pari al -0,8% nei Fondi negoziali, al -1,6% nei Fondi aperti e al -1,9% nei PIP. Rendimenti medi marginalmente negativi si registrano anche per i comparti obbligazionari e garantiti. Estendendo lo sgurado, Covip evidenzia come “valutando i rendimenti su orizzonti temporali più lunghi e coerenti con le finalità del risparmio previdenziale, nel periodo che ai 10 anni dall’inizio del 2015 alla fine del 2025 aggiunge anche i primi tre mesi del 2026, i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano tra il 4,5% e il 4,7% per tutte le tipologie di forme pensionistiche; per le linee bilanciate, i rendimenti medi sono compresi tra l’1,7% e il 2,6%. La maggior parte delle linee garantite e obbligazionarie mostra invece rendimenti medi positivi ma inferiori all’1%; le gestioni separate di ramo I dei PIP, che contabilizzano le attività al costo storico e non al valore di mercato, ottengono un rendimento medio dell’1,5%. Nello stesso periodo, la rivalutazione del TFR è risultata pari al 2,6%”.  
Infine, osservando la distribuzione dei risultati dei singoli comparti tra le diverse tipologie di forma pensionistica e le diverse linee di investimento, “tutti i comparti azionari e anche una buona parte dei bilanciati mostrano rendimenti più elevati rispetto ai comparti obbligazionari e a quelli garantiti; in ogni tipologia di forma pensionistica, i risultati dei comparti azionari superano anche la rivalutazione del TFR. Per ciascuna tipologia di linea di investimento, i Fondi negoziali mostrano, nel complesso, una dispersione dei rendimenti dei singoli comparti inferiore a quella dei Fondi aperti e dei PIP”, conclude l’Authority di vigilanza.

I principali dati statistici della previdenza complementare a fine marzo 2026 sono disponibili cliccando qui.
  

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