Un avanzo di esercizio superiore a 1,33 miliardi di euro e un patrimonio netto che supera i 20,8 miliardi segnando una crescita del 7% rispetto all'anno precedente: si chiude con questi risultati il bilancio consuntivo 2025 di Cassa Forense (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense) approvato dal Comitato nazionale dei Delegati.
“Un risultato rilevante, frutto della combinazione di più fattori: la crescita del gettito contributivo favorito dalla riforma e dall’aumento dei redditi e i rendimenti degli investimenti, sostenuti dal costante monitoraggio degli eventi finanziari e dalle azioni messe in atto per diversificare il portafoglio. Tali risultati hanno permesso alla Cassa di garantire la copertura delle prestazioni pensionistiche per ben 17,8 volte, consolidando la sicurezza degli iscritti nel lungo periodo”, si legge in una nota dello stesso Ente, in cui è anche sottolineato come la gestione patrimoniale si sia confermata centrale, con un rendimento del +9,9% (superiore al benchmark del 4,6%) e plusvalenze per 3,88 miliardi di euro. Gli investimenti della Cassa, inoltre, restano orientati al sostegno dell’economia reale e alla sostenibilità.
Sul fronte demografico e reddituale, Cassa Forense rileva poi un aumento del reddito medio a 51.912 euro (+8%), sebbene persistano profonde disparità geografiche tra i 26.368 euro della Calabria e gli 87.475 euro della Lombardia. Si assiste però a una contrazione della popolazione forense, ridottasi a 228.641 unità complessive, di cui 211.464 iscritti attivi e 17.177 pensionati ancora in attività.
Un segnale di evoluzione nella struttura degli studi legali arriva, invece, dall’incremento delle Società tra Avvocati, passate dalle 310 del 2022 alle attuali 542. Per quanto riguarda la previdenza, il numero dei trattamenti è salito a 36.258, con un aumento del 5% rispetto al 2024, mentre le pensioni di vecchiaia hanno raggiunto le 17.413 unità. Sotto il profilo economico, la gestione previdenziale dell’Ente ha registrato proventi contributivi per oltre 2,2 miliardi di euro a fronte di una spesa pensionistica di circa 1,16 miliardi.
Accanto alla solidità finanziaria, Cassa Forense ha potenziato il sistema di welfare con prestazioni assistenziali per 75,4 milioni di euro, distribuiti tra prestazioni a sostegno della salute (36,2 milioni), sostegno alla professione (23,8 milioni) e supporto alla famiglia (15,2 milioni).
“Presentiamo con soddisfazione queste cifre, con la consapevolezza che le sfide restino rilevanti: il calo delle nuove iscrizioni, le disuguaglianze interne alla professione e la sostenibilità nel lungo periodo impongono un impegno ancora più forte”, ha dichiarato la Presidente di Cassa Forense, Maria Annunziata, che ha proseguito: “Il nostro obiettivo è rafforzare il patto intergenerazionale, sostenere i giovani e garantire condizioni più eque di accesso e permanenza nella professione. Rispetto a questo scenario, Cassa Forense continuerà a investire su politiche di sostegno alla professione, innovazione e gestione prudente del patrimonio, con l’obiettivo di assicurare stabilità, adeguatezza delle prestazioni e sviluppo futuro della categoria”.
Nei giorni scorsi è stato presentato anche il Rapporto sull’Avvocatura 2026 frutto della collaborazione tra Cassa Forense e Censis, che nel suo decimo anniversario racconta di un’avvocatura italiana che sta ritrovando slancio e fiducia. Dopo un decennio di trasformazioni profonde infatti tornano a crescere i redditi, si rafforza il contributo economico della professione e migliora la percezione degli stessi avvocati. Sotto la superficie emergono comunque sfide decisive: ricambio generazionale, equilibrio interno e sostenibilità nel lungo periodo.
Entrando nei dettagli, sul fronte economico, nel 2024 il reddito complessivo Irpef degli avvocati ha raggiunto gli 11,2 miliardi di euro (+7,1% rispetto al 2023), mentre il volume d’affari complessivo ha superato i 16 miliardi (+5,7%). Il reddito medio si attesta, come detto, a 51.912 euro (+8,9%) ma con un marcato divario di genere: 67.959 euro per gli uomini contro 33.829 per le donne. Particolarmente significativo è invece il dato sul cosiddetto “PIL dell’avvocatura”, che nel 2024 raggiunge un indice pari a 187 (base 2000), a fronte del 109,6 del PIL nazionale, evidenziando una crescita più dinamica rispetto al complesso dell’economia italiana.
Accanto al rafforzamento dell’elemento reddituale cambia il vissuto della professione: nel 2026, la percezione della condizione lavorativa raggiunge il punto più alto degli ultimi dieci anni. Se nel 2015 oltre il 61% degli avvocati definiva il proprio status "critico" (con una punta del 22,5% di pessimismo estremo), oggi tale quota scende al 45,3%. In particolare, si riduce l’area della forte incertezza professionale, che passa dal 22,5% al 18,4%, segnando un progressivo e incoraggiante spostamento verso scenari di maggiore stabilità.
Permane una quota di preoccupazione legata ai redditi futuri, minacciati principalmente dai ritardi nei pagamenti degli assistiti (33,9%), da pesanti adempimenti amministrativi e fiscali (32,4%), dall’alta concorrenza e numero sovrabbondante di avvocati (30,7%), dall’instabilità normativa e dall’eccessiva lunghezza dei processi (22,2%) e dagli alti costi della giustizia (16,1%).
Sul fronte organizzativo, il Rapporto segnala che il modello dello studio monopersonale resta prevalente (66,2%), ma tra i più giovani emergono forme più flessibili e collaborative: solo il 42,4% degli under 40 lavora in autonomia. Parallelamente, si registra una forte accelerazione nell’adozione dell’intelligenza artificiale: in un solo anno l’utilizzo passa dal 27,5% al 55,3%, raggiungendo il 70,3% tra gli under 40, segnale di una professione sempre più orientata all’innovazione.
Secondo l’indagine, poi, nonostante le difficoltà economiche, la scelta della professione legale resta fortemente valoriale: il 52,1% degli avvocati la intraprende per motivazioni legate a giustizia e diritti, contro solo il 10,9% per ragioni economiche. Rispetto a questo scenario la maggior parte degli avvocati fa delle richieste precise alla Cassa: il rafforzamento del welfare, la formazione continua e le politiche di sostegno alla professione, con particolare attenzione ai giovani e alla multidisciplinarità.
“L’avvocatura deve tornare a riflettere”, ha aggiunto Giorgio De Rita, Segretario generale del Censis. “Gli avvocati, soprattutto i giovani professionisti, chiedono un rafforzamento dei sistemi di welfare: ma non basta sostenere la crescita, bisogna anche garantirne la continuità nel tempo”.
Il Rapporto mette in luce anche una marcata polarizzazione territoriale: se la Calabria e la Sicilia vantano la maggiore densità di avvocati per abitante, la Lombardia detiene il primato numerico assoluto. Sul versante dell'efficienza, i tempi medi della giustizia civile si attestano a 503 giorni, con forti discrepanze tra i distretti del Nord e quelli del Sud e delle Isole.
Ma è soprattutto il tema dei giovani e del ricambio generazionale ad aver tenuto banco nel corso dell’evento di presentazione del Rapporto, con una particolare attenzione anche ai percorsi universitari.
“Conoscere i dati”, ha commentato nel corso del suo intervento il Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, “è fondamentale per mettere in campo le migliori soluzioni per il futuro. Il calo demografico, e quindi la diminuzione degli iscritti, il divario di genere e le differenze retributive sono elementi che non possiamo ignorare. Oggi anche le casse di previdenza devono diventare un motore di innovazione per gli iscritti: devono favorire il welfare e creare condizioni affinché giovani e donne possano entrare e restare. Questa è la vera sfida per le casse. Spetterà poi al Governo dare concretezza alle vostre idee”.
“Questo rapporto” ha aggiunto invece il vice ministro alla giustizia Francesco Paolo Sisto, “evidenzia che la crisi dell’avvocatura non sia ancora del tutto superata, come dimostra la carenza di ricambio generazionale. Noi dobbiamo lavorare proprio su questo rendere il processo più snello, rafforzare la formazione professionale e lavorare per rendere la professione più attrattiva, anche attraverso una riforma della legge professionale che offra un quadro normativo capace di favorire un reale salto di qualità”.
“La fotografia che emerge dal Rapporto”, ha dichiarato la Presidente di Cassa Forense Annunziata, “restituisce un’avvocatura che, pur attraversando trasformazioni profonde e criticità, mostra indubbie capacità di affrontare il futuro e generare valore per il Paese. I dati indicano segnali di miglioramento e stabilizzazione, senza ignorare che resta centrale la sfida del ricambio generazionale e dell’equità, soprattutto per giovani e donne. Si tratta di una sfida che non possiamo affrontare da soli ma che richiede un’azione condivisa: Cassa Forense, insieme alle istituzioni forensi, alle Associazioni e al sistema universitario, è chiamata a contribuire alla costruzione di percorsi più accessibili, sostenibili e coerenti con le trasformazioni del mercato professionale. Il punto non è solo accompagnare i giovani nell’accesso alla professione, ma rafforzarne sempre di più le condizioni affinché possano restarvi e crescere. È da qui che passa la tenuta e il rinnovamento dell’intero sistema”
Inoltre, Cassa Forense ha annunciato la nomina di Stefano Cervone come nuovo Direttore Generale, che "si inserisce in un percorso di continuità gestionale rispetto al mandato del precedente Direttore, Antonello Crudo, al quale va il ringraziamento dell’Istituzione per il lavoro svolto e per il contributo offerto allo sviluppo organizzativo e alla solidità del sistema", scrive Cassa Forense.
Stefano Cervone, dottore commercialista e revisore legale, vanta oltre trent’anni di esperienza manageriale in contesti complessi e ad alta regolamentazione, con responsabilità apicali nei settori della finanza, degli investimenti e dei servizi organizzativi. "Ha una formazione in ambito economico e ha ricoperto incarichi di vertice in società quotate e in grandi strutture di servizi condivisi. Proviene dal ruolo di Ad e Dg di Ferservizi, realtà con oltre 1.600 dipendenti e sei linee di business, dove ha avviato interventi strutturati di efficientamento organizzativo e reingegnerizzazione dei processi aziendali", precisa ancora Cassa Forense, che sottolinea inoltre che nel nuovo incarico, Cervone sarà chiamato a presidiare le funzioni di direzione generale, con particolare attenzione alle politiche di investimento e ai processi di digitalizzazione, in coerenza con la missione della Cassa: garantire una previdenza solida per gli avvocati, assicurare la sostenibilità di lungo periodo, rafforzare trasparenza ed efficienza e sostenere l’innovazione gestionale dell’Ente.
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