State Street Institutional Investor Indicators - Marzo
Nel terzo mese del 2026 gli istituzionali hanno ridotto il rischio nei propri portafogli, riducendo l'esposizione azionaria dell'1,6%, mantenendo tuttavia un sovrappeso su tale asset class, e al contempo aumentato le disponibilità liquide
16/04/2026
Redazione MondoInstitutional
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Lo State Street Risk Appetite Index di State Street ha mostrato che a marzo gli investitori hanno ridotto il rischio nei propri portafogli, seppur con alcune importanti sfumature. A differenza delle più recenti fasi di comportamento difensivo, la società evidenzia che a marzo 2026 ha visto gli investitori riallocare verso le azioni statunitensi, ma allo stesso tempo ridurre, anziché aumentare, le coperture sul dollaro statunitense.
State Street ha spiegato, in particolare, che la riduzione dell’esposizione al rischio nel corso del mese ha portato le allocazioni complessive in azioni a diminuire di 1,6 punti percentuali, il calo mensile più marcato dall’agosto 2023: Nonostante questa flessione, gli investitori mantengono ancora un significativo sovrappeso sull’azionario. Le disponibilità liquide sono state le principali beneficiarie del disinvestimento dalle azioni, aumentando di 1 punto percentuale, mentre le allocazioni al reddito fisso sono cresciute di 0,6 punti percentuali.
Michael Metcalfe, Head of Macro Strategy di State Street Markets, ha commentato: “Gli asset manager hanno chiuso febbraio con uno dei livelli più elevati di allocazione azionaria degli ultimi vent’anni. Non sorprende quindi che, in risposta allo scoppio della guerra in Medio Oriente, nel corso di marzo si sia registrato un significativo processo di riduzione del rischio, sia tra le diverse asset class sia al loro interno. I flussi sono usciti dall’azionario dirigendosi principalmente verso la liquidità".
"Le allocazioni complessive ai mercati azionari hanno registrato il calo più marcato degli ultimi 32 mesi. Tuttavia, si è trattato più di un deleveraging controllato che di una reazione di panico. Nel corso del mese, la riduzione di 1,6 punti percentuali nell’esposizione azionaria rappresenta infatti solo un terzo rispetto al crollo registrato dopo lo scoppio della pandemia di Covid19", ha aggiunto ancora Metcalfe, proseguendo: "All’interno dell’azionario, i flussi sono tornati sia verso gli Stati Uniti sia verso il settore IT, aree percepite come meno esposte allo shock energetico, mentre sono usciti dall’azionario europeo e dai mercati emergenti, considerati più vulnerabili. Questo comportamento è in parte insolito: normalmente, in risposta a uno shock, ci si aspetterebbe una riduzione delle posizioni maggiormente sovrappesate, mentre in questo caso i flussi sono tornati verso l’azionario statunitense, che rimane la principale posizione in sovrappeso. Anche la reazione nei mercati valutari è stata in parte diversa. Durante la precedente fase prolungata di comportamento difensivo, nello stesso periodo dell’anno scorso, gli asset manager avevano progressivamente aumentato le coperture sul dollaro, passando da una posizione in sovrappeso a una in sottopeso. Il punto di partenza a marzo 2026 era invece differente: gli asset manager hanno iniziato il mese con un significativo sottopeso sul dollaro, per poi acquistarlo in modo costante nel corso del mese. Questo suggerisce che il dollaro sia stato percepito come un bene rifugio durante la volatilità dei mercati causata dalla guerra in Medio Oriente, in netto contrasto con quanto osservato durante le turbolenze legate agli annunci sui dazi del “Liberation Day” nell’aprile 2025".
Gli Institutional Investor Indicators (le 3 “i”) sono stati sviluppati da State Street Associates, la divisione di ricerca e advisory di State Street Markets. Misurano la fiducia degli investitori o la propensione al rischio in modo quantitativo, analizzando i modelli di acquisto e di vendita degli investitori istituzionali, ricavati dai 54 trilioni di dollari di asset in custodia e/o amministrazione di State Street (in questo patrimonio non sono inclusi gli asset detenuti da State Street stessa). L’indice di propensione al rischio deriva dalla misurazione dei flussi degli investitori in ventidue diverse dimensioni di rischio tra azioni, valute, reddito fisso, asset legati alle materie prime e trend di asset allocation. L’indice cattura la proporzione dei ventidue elementi di rischio che hanno visto un comportamento orientato alla ricerca o alla riduzione del rischio. Una lettura positiva indica che nel complesso gli investitori stanno aumentando la loro esposizione al rischio, mentre una lettura negativa suggerisce una riduzione del rischio. Gli indicatori delle partecipazioni di State Street rilevano la quota dei portafogli degli investitori allocata in azioni, reddito fisso e liquidità a partire dal 1998.

Gli Institutional Investor Indicators di marzo di State Street Global Markets sono disponibili cliccando qui.

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