Global Sovereign Asset Management Study 2026 - Sondaggio Preparatorio - Invesco
Per Banche Centrali e fondi sovrani, l'oro si sta affermando sia come copertura contro i rischi geopolitici che all'interno dei portafogli, mentre dollaro più debole e geopolitica stanno accelerando un ripensamento nella gestione delle riserve
19/03/2026
Redazione MondoInstitutional
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Secondo Invesco, il passaggio globale verso un dollaro statunitense più debole e la crescente frammentazione geopolitica stanno accelerando un ripensamento strutturale da parte delle Banche Centrali in materia di gestione delle riserve, con l'oro che si sta affermando come la copertura strategica di riferimento. In vista della 14^ edizione dello studio Invesco Global Sovereign Asset Management Study 2026, la cui pubblicazione è prevista per l'estate 2026, Invesco ha condotto un breve sondaggio su un gruppo selezionato di investitori sovrani con un patrimonio totale in gestione pari a 0,8 trilioni di dollari Usa, che ha raccolto le opinioni delle Banche Centrali e dei fondi sovrani di diverse regioni, evidenziando la continua importanza dell'oro.

La domanda di oro si rafforza a causa della debolezza del dollaro e del rischio di sanzioni
In un contesto caratterizzato dal persistente deprezzamento del dollaro statunitense e dalle crescenti preoccupazioni relative al congelamento degli asset, per Invesco le Banche Centrali stanno rivalutando sia il livello che la struttura delle loro riserve auree. Gli ultimi dati emersi dal sondaggio indicano che l'oro sta diventando sempre più importante come strumento di diversificazione strategica, in particolare per le istituzioni la cui flessibilità valutaria è limitata e che devono gestire i portafogli in periodi di forte stress.
"Molte Banche Centrali ora collegano esplicitamente l'oro alla resilienza alle sanzioni, osservando che l'oro fisico, in particolare se detenuto a livello nazionale, offre un grado di protezione contro il congelamento dei beni che altre riserve non possono eguagliare. Si tratta di una caratteristica che ha assunto un'importanza aggiuntiva in un contesto di crescente incertezza geopolitica", precisa infatti una nota, che poi aggiunge: "La forte performance del prezzo dell'oro nel 2025 ha anche acuito i dibattiti interni, con le istituzioni che riconoscono il desiderio di non “perdere nuovamente il rialzo”. Come ha commentato una Banca Centrale europea, “Abbiamo inserito l'oro nel nostro scenario per la prima volta, spinti dall'andamento dei prezzi”. Con i vincoli strutturali e politici che limitano la capacità delle istituzioni di ridurre la loro esposizione al dollaro Usa nel breve termine, molti descrivono l'oro come la leva pratica e immediata a loro disposizione nel loro arsenale di strumenti di gestione delle riserve".
Con l'aumento delle allocazioni, il dibattito si sta spostando dalla questione se le Banche Centrali debbano detenere oro a quella più operativa di come dovrebbero detenerlo. Le Banche Centrali hanno indicato che gli Etf sull'oro sono sempre più considerati un modo valido per aumentare l'esposizione in modo efficiente, in particolare quando sono richieste rapidità e flessibilità. "Allo stesso tempo, l'oro fisico sembra essere la forma di proprietà preferita a lungo termine, sulla base di considerazioni di sovranità e accordi di custodia. Per alcune istituzioni, anche le sensibilità politiche relative al rimpatrio sono un fattore che influenza le modalità (e il luogo) di conservazione delle riserve. Questo esame approfondito delle opzioni di implementazione sottolinea un'evoluzione più ampia: l'oro non è più trattato semplicemente come un bene simbolico o ereditario, ma gestito attivamente come una partecipazione strategica all'interno dei portafogli di riserva", aggiunge Invesco.
“Le conversazioni di quest'anno mostrano un chiaro cambiamento: le Banche Centrali non si chiedono più se detenere oro, ma come valutarlo e conservarlo. Si tratta di un profondo cambiamento nella mentalità istituzionale”, ha affermato Rod Ringrow, Responsabile delle Istituzioni Ufficiali presso Invesco. 

Lo slancio dell'IA si estende oltre le grandi aziende tecnologiche, mentre gli investitori sovrani spostano la loro attenzione
Le interviste condotte nell'ambito dell'indagine mostrano inoltre che l'IA è un'area tematica sempre più importante nei portafogli dei fondi sovrani, ma il suo baricentro si sta spostando dai “costruttori” agli ‘adottanti’, con un crescente interesse per i casi d'uso nel mondo reale. Gli investitori sovrani descrivono l'IA come un'“infrastruttura abilitante” che ora si sta diffondendo ben oltre una ristretta cerchia di aziende tecnologiche, ampliando le opportunità in tutti i settori e le classi di attivi.
Nonostante questo slancio, gli investitori sovrani rimangono disciplinati: "Le preoccupazioni relative alle valutazioni elevate e alla concentrazione dei benchmark, in particolare nel settore tecnologico statunitense, continuano a temperare l'entusiasmo, con diversi intervistati che prevedono un ciclo familiare di forte accelerazione narrativa seguito da una selezione. Come ha avvertito un fondo sovrano dell'area APAC, “Potrebbe esserci prima una fase di bolla, poi emergeranno i vincitori dominanti”".
Dal punto di vista operativo, l'adozione dell'IA all'interno delle istituzioni sovrane è in espansione, ma entro limiti rigorosi. I principali vantaggi finora derivano dal miglioramento della produttività e del flusso di lavoro, come la sintesi della ricerca, il supporto alla redazione e l'efficienza della codifica, piuttosto che dal processo decisionale in materia di investimenti. Ciò è in parte dovuto ai vincoli di governance relativi ai dati sensibili, che spingono molte organizzazioni a creare ambienti di IA solo interni e a mantenere uno stretto controllo sull'uso dei modelli.
Invesco sottolinea poi che questi quadri di governance, incentrati sulla sicurezza, la verificabilità e la stabilità operativa, implicano che le istituzioni implementino l'IA con cautela e metodicamente. L'IA sta aiutando i team a lavorare in modo più rapido ed efficiente, ma per la maggior parte di essi non è ancora considerata affidabile per guidare le decisioni di portafoglio, riflettendo gli elevati standard di gestione del rischio richiesti dai mandati sovrani e delle Banche Centrali.

La resilienza emerge come priorità di investimento determinante per il 2026
Secondo l'indagine, anche gli investitori sovrani stanno integrando la resilienza come principio fondamentale nella costruzione dei portafogli. In un contesto caratterizzato da regimi macroeconomici in evoluzione e da una maggiore incertezza geopolitica, le istituzioni stanno dando priorità a strategie progettate per resistere a una più ampia gamma di condizioni di mercato.
Gli investitori sovrani hanno segnalato a Invesco un aumento dell'uso di stress test avanzati e analisi di scenario. Questo approccio riflette una tendenza più ampia verso la costruzione di portafogli in grado di assorbire gli shock mantenendo la stabilità a lungo termine.
Un tema chiave emerso dalle interviste è anche la crescente enfasi sulla diversificazione dei fattori di rischio sottostanti: "Gli investitori sovrani stanno rivalutando le ipotesi tradizionali sulla correlazione e la liquidità, assicurandosi che i portafogli siano meglio posizionati per i cambiamenti strutturali del mercato e le perturbazioni impreviste. All'interno dei mercati privati, i fondi sovrani stanno considerando i secondari come uno strumento di resilienza sempre più importante, un modo per adeguare le esposizioni senza abbandonare le allocazioni, con il risultato di un portafoglio più “sostenibile”, che può essere riparato e ribilanciato al mutare delle condizioni". Come ha osservato Ringrow, “la resilienza non è più solo una posizione difensiva, ma sta diventando una componente sempre più importante nella progettazione dei portafogli per gli investitori sovrani”.

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