State Street Institutional Investor Indicators - Gennaio
L'indice di propensione al rischio di State Street è sceso a un valore neutrale pari a 0; l’esposizione alle azioni ha continuato ad aumentare, mentre le allocazioni verso le obbligazioni e la liquidità sono diminuite
11/02/2026
Redazione MondoInstitutional
STAMPA

Lo State Street Risk Appetite Index, l'indice di propensione al rischio di State Street, è sceso a un valore neutrale pari a 0 nel mese di gennaio, rispetto al +0,36 registrato il mese precedente. Secondo State Street, gennaio è stato caratterizzato da un forte aumento dell’esposizione al rischio da parte degli investitori istituzionali verso la metà del mese, ma l’incertezza sulle politiche della Federal Reserve e le preoccupazioni sulla liquidità in alcuni mercati ha portato a un atteggiamento più prudente con l’avvicinarsi della fine del mese. Detto ciò, l’esposizione complessiva alle azioni ha continuato ad aumentare, mentre le allocazioni verso le obbligazioni e la liquidità sono ulteriormente diminuite.
Dwyfor Evans, Head of APAC Macro Strategy di State Street Markets, ha commentato: “Nel mese di gennaio sono emerse diverse tendenze rilevanti nel comportamento degli investitori. In primo luogo, gli investitori istituzionali hanno aumentato l’esposizione al rischio verso la metà del mese, ma questo entusiasmo si è attenuato con l’avvicinarsi della fine di gennaio, a causa dell’incertezza legata alla nomina del Presidente della Federal Reserve, alla liquidità dei mercati e alle valutazioni. Detto ciò, gli investitori hanno chiuso il mese con allocazioni azionarie ai livelli più elevati dall’ottobre 2007 e con allocazioni obbligazionarie ai livelli più bassi dall’agosto 2008. La divergenza tra allocazioni in azioni e obbligazioni continua a ritmo sostenuto. Il dollaro Usa è rimasto sotto pressione e ha perso ulteriore terreno nel corso del mese, nonostante vendite di dollari Usa meno intense verso la fine di gennaio. La narrativa sulla diversificazione dal dollaro persiste. Nel frattempo, l’interesse per gli asset obbligazionari denominati in dollaro Usa è rimasto debole, con i flussi istituzionali scesi verso il quintile più basso alla fine di gennaio".
"Gli investitori rimangono sovrappesati sulle azioni statunitensi e i flussi azionari transfrontalieri verso l’Europa si sono mantenuti solidi in termini assoluti, ma nel complesso sono risultati più deboli rispetto a quelli verso Stati Uniti, Giappone e Oceania. Ciò potrebbe riflettere il persistere dei timori relativi al rallentamento dei tassi di crescita e degli utili e margini regionali", ha spiegato ancora Evans, aggiungendo inoltre: "L’esposizione all’euro resta estremamente sovrappesata, ma i flussi si sono nuovamente indeboliti: questo potrebbe portare ad un rischio di ridimensionamento delle posizioni estese. Sia i flussi sia le posizioni sulla sterlina britannica risultano deludenti, mentre il profilo dei flussi per il franco svizzero è il più solido tra le valute del G10, riflettendo un moderato spostamento verso un atteggiamento più difensivo a fine mese. Nell’area APAC, la domanda di azioni giapponesi è rimasta positiva e non sembra ancora risentire dell’intervento valutario sullo yen. La posizione sullo yen rimane moderatamente sottopesata. Si è registrato un forte rimbalzo della domanda di azioni in Australia e Nuova Zelanda, dove anche la posizione valutaria su dollaro australiano e neozelandese appare estesa. Nonostante la continua forte performance dei mercati azionari regionali legati al settore tecnologico, ad esempio in Cina, Corea del Sud e Taiwan, i flussi azionari transfrontalieri sono rimasti relativamente contenuti; tuttavia, i profili delle posizioni valutarie regionale mostrano un netto contrasto tra sovrappesi estremi (KRW, TWD e MYR) e sottopesi estremi (INR, PHP), in linea con l’esposizione al settore tecnologico".
Gli Institutional Investor Indicators (le 3 “i”) sono stati sviluppati da State Street Associates, la divisione di ricerca e advisory di State Street Markets. Misurano la fiducia degli investitori o la propensione al rischio in modo quantitativo, analizzando i modelli di acquisto e di vendita degli investitori istituzionali, ricavati dai 44 trilioni di dollari di asset in custodia e/o amministrazione di State Street (in questo patrimonio non sono inclusi gli asset detenuti da State Street stessa). L’indice di propensione al rischio deriva dalla misurazione dei flussi degli investitori in ventidue diverse dimensioni di rischio tra azioni, valute, reddito fisso, asset legati alle materie prime e trend di asset allocation. L’indice cattura la proporzione dei ventidue elementi di rischio che hanno visto un comportamento orientato alla ricerca o alla riduzione del rischio. Una lettura positiva indica che nel complesso gli investitori stanno aumentando la loro esposizione al rischio, mentre una lettura negativa suggerisce una riduzione del rischio. Gli indicatori delle partecipazioni di State Street rilevano la quota dei portafogli degli investitori allocata in azioni, reddito fisso e liquidità a partire dal 1998.

Gli Institutional Investor Indicators di gennaio di State Street Global Markets sono disponibili cliccando qui.

© 2026 MondoInstitutional - Riproduzione riservata
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter periodica, sarai costantemente aggiornato sul mondo degli Investitori Istituzionali. L’iscrizione è gratuita!
Per visualizzare l'Informativa Privacy, cliccare qui

-->