Assofondipensione è contraria alle novità sul contributo datoriale
La posizione dell'Associazione, che chiede il ritiro della modifica introdotta dal Governo, è condivisa anche da Laborfonds
15/12/2025
Redazione MondoInstitutional
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Assofondipensione (l’Associazione a cui aderiscono i Fondi pensione negoziali promossi dalla contrattazione collettiva del lavoro, con un patrimonio complessivo di risparmio accumulato e destinato alle prestazioni superiore a 73 miliardi di euro e oltre 4 milioni di aderenti) ha espresso forte contrarietà alla modifica della disciplina del contributo datoriale alla previdenza complementare introdotta dal Governo nell’ambito della Legge di Bilancio
In particolare l'Associazione, attraverso una nota, sottolinea che "la soppressione del ruolo della contrattazione collettiva nella definizione della destinazione del contributo a carico del datore di lavoro rappresenta una scelta grave, che mette in discussione l’architettura stessa della previdenza complementare costruita nel nostro Paese negli ultimi decenni. Il contributo datoriale non è un elemento accessorio né un beneficio individuale, ma una componente essenziale che deriva dal sistema negoziale che vede impegnati i soggetti promotori dei Fondi pensione, definita attraverso accordi collettivi e finalizzata a garantire mutualità, equilibrio tra le parti, contenimento dei costi e tutela degli aderenti. Rimuovere questo presidio significa alterare profondamente il rapporto tra contrattazione, adesione su base contrattuale e funzione previdenziale del secondo pilastro". 
Il comunicato di Assofondipensione prosegue affermando che l’apertura alla piena portabilità del contributo datoriale verso qualsiasi forma pensionistica, senza vincoli contrattuali, "espone i lavoratori al rischio concreto di transitare verso strumenti di previdenza complementare con costi significativamente più elevati e con assetti di governance meno trasparenti, indebolendo nel tempo l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche. Una scelta che appare tanto più incomprensibile se si considera che i Fondi pensione negoziali hanno dimostrato, nel tempo, solidità, efficienza e capacità di tutelare gli interessi di milioni di lavoratrici e lavoratori". 
Assofondipensione ritiene dunque che la previdenza complementare non possa essere ricondotta a una logica di presunta neutralità competitiva, "ma debba continuare a fondarsi sul ruolo centrale della contrattazione collettiva e su un impianto regolatorio che riconosca e valorizzi la specificità delle forme pensionistiche collettive, nate per garantire mutualità, partecipazione e tutela degli aderenti". 
Per queste ragioni, Assofondipensione conclude la propria nota chiedendo il ritiro della modifica introdotta dal Governo e l’apertura immediata di un confronto con le parti sociali e con i soggetti rappresentativi del sistema, al fine di salvaguardare il ruolo del contributo contrattuale e la funzione sociale della previdenza complementare. 
Alla posizione di Assofondipensione si associa in pieno anche Laborfonds (Fondo Pensione Complementare della Regione Trentino-Alto Adige). “Con questa misura si vanno a minare le fondamenta del modello attuale che vede il ruolo centrale delle parti sociali e della contrattazione collettiva. In questo modo si penalizzano i Fondi negoziali come Laborfonds nati con l'unico scopo di tutelare l'interesse dei propri aderenti. Spero che prevalga il buon senso e che questa norma, apparsa come un fulmine a ciel sereno in un emendamento alla legge di bilancio, possa essere ritirata",  ha infatti commentato il Presidente del Fondo Lorenzo Bertoli
“L'apertura alla piena portabilità del contributo aziendale è solo apparentemente una misura che favorisce una maggiore concorrenza: nella realtà, si rischia di lasciare gli aderenti ai fondi pensione negoziali in balia degli altri attori del mercato”, ha invece aggiunto il Direttore Stefano Pavesi, proseguendo: “Immagino già a quali pressioni potranno essere sottoposti i nostri iscritti quando chiederanno un finanziamento alla loro banca.”
Il Vice presidente di Laborfonds Alfred Ebner ha infine concluso: “È una scelta incomprensibile che mira ad una privatizzazione su larga scala del secondo pilastro previdenziale e che esautora, di fatto, il ruolo della contrattazione collettiva. Questa modifica favorisce le forme previdenziali individuali promosse da banche ed assicurazioni, sicuramente più costose e meno trasparenti: non vedo vantaggi per le lavoratrici e i lavoratori".

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