L’indice di propensione al rischio di State Street è sceso di -0,09 a novembre, mentre gli investitori sono rimasti su posizioni neutre a fronte dell’incertezza sui dati legata allo shutdown del Governo statunitense. Gli State Street Holdings Indicators mostrano che le allocazioni degli investitori di lungo periodo verso le azioni sono diminuite lievemente di 1 punto base a novembre, pur rimanendo ampiamente in territorio positivo. Le partecipazioni in liquidità e il reddito fisso hanno registrato incrementi marginali rispettivamente di 0,006 e 0,003. In generale, gli investitori istituzionali restano cauti nel riallocare i portafogli fino a quando ulteriori dati non forniranno maggiore chiarezza.
"A novembre sono emerse alcune tendenze rilevanti nel comportamento degli investitori. In primo luogo, gli investitori istituzionali hanno mantenuto prevalentemente posizioni neutrali. L’incertezza generata dallo shutdown portato ad una riduzione della fiducia nei mercati. Di conseguenza, gli investitori hanno esitato ad attuare significativi adeguamenti nei portafogli in attesa di dati economici più chiari”, ha commentato Noel Dixon, Senior Macro Strategist, State Street Markets, che ha proseguito: “Inoltre, gli investitori a lungo termine con una sovraponderazione verso le azioni rimangono ancora fortemente concentrati sul settore tecnologico statunitense. Detto questo, gli investitori hanno cercato di diversificare i propri portafogli tra Europa e Cina. Tuttavia, l'allocazione verso i mercati emergenti in senso più ampio rimane relativamente contenuta. È migliorato l'interesse per il reddito fisso europeo. Nell'ultimo mese si sono registrati afflussi significativi verso i Bonos spagnoli e i Btp italiani. Gli Oat francesi hanno continuato a registrare deflussi, mentre i Bund tedeschi rimangono relativamente neutri. Al di fuori dell'Europa, anche il Canada ha registrato un miglioramento degli afflussi nel corso del mese. Infine, gli investitori continuano ad evitare di allocare fondi negli asset a reddito fisso. Nonostante l’incertezza sui dati causata dallo shutdown del governo statunitense, i Treasury Usa non hanno registrato afflussi significativi. Le azioni restano l’asset class preferita dagli investitori, mentre la liquidità si colloca come opzione secondaria”, ha sottolineato Dixon.
Gli Institutional Investor Indicators (le 3 “i”) sono stati sviluppati da State Street Associates, la divisione di ricerca e advisory di State Street Markets. Misurano la fiducia degli investitori o la propensione al rischio in modo quantitativo, analizzando i modelli di acquisto e di vendita degli investitori istituzionali, ricavati dai 51,7 trilioni di dollari di asset in custodia e/o amministrazione di State Street (in questo patrimonio non sono inclusi gli asset detenuti da State Street stessa). L’indice di propensione al rischio deriva dalla misurazione dei flussi degli investitori in ventidue diverse dimensioni di rischio tra azioni, valute, reddito fisso, asset legati alle materie prime e trend di asset allocation. L’indice cattura la proporzione dei ventidue elementi di rischio che hanno visto un comportamento orientato alla ricerca o alla riduzione del rischio.
Una lettura positiva indica che nel complesso gli investitori stanno aumentando la loro esposizione al rischio, mentre una lettura negativa suggerisce una riduzione del rischio. Gli indicatori delle partecipazioni di State Street rilevano la quota dei portafogli degli investitori allocata in azioni, reddito fisso e liquidità a partire dal 1998.
Per leggere gli Institutional Investor Indicators di novembre di State Street Global Markets, cliccate qui.
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