L’indice di propensione al rischio di State Street è sceso dal livello più elevato dell’anno ad una lettura neutrale. La società, però, sottolinea che gli investitori istituzionali non stanno diventando avversi al rischio; al contrario, hanno aumentato la loro allocazione in azioni fino a raggiungere il livello più alto degli ultimi 18 anni.
“Ottobre è stato un mese positivo per le azioni, nonostante l’incertezza geopolitica ancora elevata in diverse grandi economie, dati macroeconomici contrastanti (laddove disponibili, considerando anche il caso dello shutdown del governo negli Stati Uniti) e le crescenti preoccupazioni sulle valutazioni di diversi asset rischiosi", ha infatti commentato Marija Veitmane, Head of Equity Research di State Street Markets, aggiungendo: "Le azioni globali (misurate dall’indice MSCI All Country World) hanno registrato nove nuovi massimi storici durante il mese di ottobre. La positiva stagione degli utili è stata chiaramente un fattore trainante e ha contribuito a mantenere la narrativa da Goldilocks in cui ci troviamo: l’economia è abbastanza solida da sostenere utili societari robusti, ma abbastanza debole da richiedere tagli dei tassi. Inoltre, il mercato sembra essersi ormai abituato al ciclo di allentamento della Fed, nonostante i rischi al rialzo dell’inflazione e al ribasso del mercato del lavoro. I rischi di valutazione, per quanto elevati, non sembrano preoccupare gli investitori azionari. Continuano infatti a evitare i titoli value a favore di quelli large cap/quality/growth (i cosiddetti Magnifici 7); l’allocazione degli investitori istituzionali ai titoli value è attualmente al livello più basso dal 2000. Ciò non sorprende, dato che le strategie value hanno faticato per 20 anni. L’attenzione a utili societari solidi e al ciclo di taglio dei tassi sta prevalendo sulle preoccupazioni legate alle valutazioni, il che ha incoraggiato gli investitori istituzionali ad aumentare ulteriormente l’allocazione alle azioni fino al livello più alto degli ultimi 18 anni".
Nonostante questo contesto favorevole al rischio, secondo State Street, gli investitori istituzionali stanno diventando leggermente più cauti nelle operazioni relative e nelle allocazioni intraportafoglio: "Ciò ha portato il nostro indice di propensione al rischio a una lettura neutrale. All’interno dell’azionario, abbiamo osservato un cambiamento nelle preferenze dai titoli ciclici verso quelli difensivi, principalmente trainato dal crescente interesse per i titoli del settore healthcare. In Europa, una specifica area di preoccupazione riguarda le vendite di titoli bancari, dato che il settore è stato quello con i rendimenti più elevati negli ultimi anni e con le partecipazioni più elevate da parte degli investitori. Sul lato positivo, continuiamo a osservare un sostegno solido e costante da parte degli investitori istituzionali per tutto il settore tecnologico, che riveste grande importanza".
Riguardo al mercato valutario, inoltre, l'Head of Equity Research di State Street Markets sottolinea di aver osservato acquisti cauti di dollaro statunitense nel mese di ottobre da una posizione estremamente sottopesata: "Storicamente, il dollaro è stato una valuta rifugio, anche se non è stato così nella prima parte dell’anno. È interessante notare che gli investitori istituzionali (in particolare quelli domestici) hanno comprato dollari mentre si profilava lo shutdown del governo statunitense. Un altro indicatore importante che stiamo monitorando nel mercato valutario è la copertura del rischio in dollari. Finora abbiamo visto solo un lieve incremento nella copertura delle azioni statunitensi da parte degli investitori europei. È possibile che la riduzione del costo delle coperture possa favorire un aumento di questa tendenza in futuro".
Gli Institutional Investor Indicators (le 3 “i”) sono stati sviluppati da State Street Associates, la divisione di ricerca e advisory di State Street Markets. Misurano la fiducia degli investitori o la propensione al rischio in modo quantitativo, analizzando i modelli di acquisto e di vendita degli investitori istituzionali, ricavati dai 51,7 trilioni di dollari di asset in custodia e/o amministrazione di State Street (in questo patrimonio non sono inclusi gli asset detenuti da State Street stessa). L’indice di propensione al rischio deriva dalla misurazione dei flussi degli investitori in ventidue diverse dimensioni di rischio tra azioni, valute, reddito fisso, asset legati alle materie prime e trend di asset allocation. L’indice cattura la proporzione dei ventidue elementi di rischio che hanno visto un comportamento orientato alla ricerca o alla riduzione del rischio.
Una lettura positiva indica che nel complesso gli investitori stanno aumentando la loro esposizione al rischio, mentre una lettura negativa suggerisce una riduzione del rischio. Gli indicatori delle partecipazioni di State Street rilevano la quota dei portafogli degli investitori allocata in azioni, reddito fisso e liquidità a partire dal 1998.
Per leggere gli Institutional Investor Indicators di ottobre di State Street Global Markets, cliccate qui.
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