Oro: perché il rialzo è strutturale, a cura di VanEck
Il contesto attuale conferma l’oro come asset strategico, diversificatore e riserva di valore, sostenuto da fattori strutturali e da una domanda ufficiale in espansione
11/11/2025
Redazione MondoInstitutional
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Comunicazione di marketing

Con l’oro che scambia intorno a 4.000 dollari l'oncia [1], la narrativa non è più solo tattica. I driver strutturali rimangono solidi: domanda istituzionale  persistente, ritorno degli investitori occidentali via Etf, tensioni geopolitiche e un graduale riequilibrio delle riserve a favore di asset non sovrani. In un contesto in cui il metallo giallo continua a ritoccare i massimi, per un investitore, la domanda chiave non è tanto “se” il ciclo sia finito, quanto “come” allocare capitale con disciplina in presenza di venti a favore e potenziali scossoni. 

Domanda istituzionale e ritorno dei flussi sugli Etf
La prima gamba del rialzo è stata guidata dalle Banche Centrali, che dal 2010 sono passate da venditrici nette ad acquirenti strutturali e, negli ultimi anni, hanno comprato oltre 1.000 tonnellate l’anno: un cambiamento di regime nella gestione delle riserve. Nel 2025 la spinta arriva soprattutto dai Paesi emergenti, tra cui Cina, Polonia e India, coerente con l’obiettivo di diversificare dal dollaro. La quota del biglietto verde nelle riserve globali è scesa in modo graduale nell’ultimo ventennio [2], mentre il peso dell’oro è salito, segnale di una domanda istituzionale che difficilmente si esaurisce nel breve. 

Grafico 1 - La domanda di oro delle Banche Centrali

Fonte: World Gold Council. Dati al 30 giugno 2025.

La seconda gamba è l’investitore occidentale. Dopo deflussi persistenti nel 2022/inizio 2023, gli Etf sull’oro hanno invertito la rotta e mostrato afflussi regolari; storicamente, fasi di accumulo prolungato sugli Etf hanno amplificato la performance dell’oro e allargato la base di partecipanti. Qualora i flussi tornassero verso i picchi precedenti, la storia recente suggerisce che il prezzo potrebbe muoversi ancora più in alto (uno scenario mostrato come potenziale relazione, non come target predittivo). La prosecuzione del trend, tuttavia, non è garantita e resta da monitorare. 

Grafico 2 - Etf sull’oro: da deflussi ad afflussi

Fonte: World Gold Council. Dati al 30 settembre 2025.

Un’ulteriore considerazione riguarda il posizionamento di lungo periodo. Nonostante la risalita delle allocazioni all’oro da parte sia delle banche centrali sia degli investitori privati, la quota sul totale degli asset e delle riserve resta ben al di sotto dei picchi degli anni ’70-’80. In un contesto di frammentazione finanziaria e di regimi inflattivi meno “tranquilli” rispetto al passato, questo lascia spazio perché movimenti incrementali di riallocazione producano effetti non lineari sul prezzo.

Azioni aurifere ancora a sconto, ma con fondamentali solidi
Sul lato azionario, i produttori auriferi esibiscono un interessante mix di leva operativa e sconto di valutazione. Il rapporto “Gold & Silver Miners vs. Gold”, che misura la performance relativa delle società minerarie aurifere e argentifere, rappresentate dal Philadelphia Gold/Silver Miners Index (Total Return), rispetto al prezzo dell’oro, è vicino ai minimi pluridecennali [3], nonostante fondamentali in miglioramento; al contempo, il prezzo medio dell’oro ha corso più degli AISC (All-in Sustaining Cost, il costo complessivo sostenuto dalle società minerarie per estrarre un’oncia di oro), espandendo i margini per gran parte dell’industria. La curva dei costi settoriali indica come la grande maggioranza dei produttori risulti profittevole ai prezzi correnti, mentre su multipli EV/Ebitda e price to cash flow il settore tratta a circa un terzo dell’S&P 500 e a frazioni dei Magnifici 7 [4], pur essendo risalito ai vertici del proprio range quinquennale. In altre parole, esiste spazio per un rerating, sebbene i tempi non siano ben definiti. Ricordiamo che alcuni rischi specifici per il comparto minerario sono: rischio operativo e ambientale delle miniere; leva finanziaria elevata di alcuni emittenti; possibili revisioni sfavorevoli delle riserve; minore liquidità delle società junior; rischio di regolamentazione ESG.

Grafico 3 - All-in sustaining cost storici rispetto al prezzo dell’oro

Fonte: Scotiabank. Dati al 30 settembre 2025.

Infine, il nostro team dedicato all’oro ha recentemente partecipato al Gold Forum Americas e al Precious Metals Summit in Colorado. Il sentiment è stato positivo, ma cauto: le società hanno messo in evidenza solidi flussi di cassa, margini record e nuovi piani di crescita, mantenendo al contempo un forte impegno su controllo dei costi, disciplina del capitale e coerenza nell’esecuzione degli obiettivi.
In particolare, il Precious Metals Summit, focalizzato su società minerarie junior [5] e micro cap [6], ha registrato livelli record di partecipazione. La nostra sessione, che ha riunito 14 società argentiere, ha attirato un pubblico tale da riempire completamente la sala. Con l’oro su livelli record, le società junior, che negli ultimi anni avevano faticato a reperire capitali, stanno finalmente trovando supporto per sostenere attività di esplorazione, perforazione e sviluppo dei giacimenti. Nonostante la rinnovata disponibilità di capitale, la performance azionaria di molte di queste società è rimasta indietro, poiché le stime di riserve e risorse continuano a basarsi su prezzi dell’oro prudenti (in media intorno a 1.500 dollari per oncia), mentre i produttori consolidati beneficiano direttamente dei flussi di cassa generati agli attuali livelli di mercato.

Le soluzioni di VanEck
La gamma Ucits di VanEck offre due soluzioni per esporsi al tema: VanEck Gold Miners UCITS ETF (GDX), con esposizione ai principali produttori globali; VanEck Junior Gold Miners UCITS ETF (GDXJ), focalizzato su società a minore capitalizzazione. Si tratta di fondi passivi a replica d’indice, con caratteristiche, costi e rischi dettagliati nella documentazione legale; le schede prodotto riportano inoltre dati aggiornati su masse e TER. Queste informazioni sono fornite a titolo descrittivo e non costituiscono una raccomandazione personalizzata. 

In conclusione
Il contesto attuale conferma l’oro come asset strategico, sostenuto da fattori strutturali e da una domanda ufficiale in espansione. In un mondo caratterizzato da tensioni geopolitiche e frammentazione finanziaria, il metallo giallo mantiene il suo ruolo di diversificatore e riserva di valore.
Per gli investitori, l’esposizione può essere implementata in modo efficiente tramite soluzioni indicizzate. La gamma VanEck UCITS ETF dedicata al settore aurifero, dai produttori globali ai miner junior, offre strumenti liquidi e trasparenti per tradurre questa visione in portafoglio. L’oro, più che una scommessa tattica, si conferma così un pilastro strategico nella costruzione di portafogli resilienti.

A cura di VanEck

Note
[1] Fonte: Bloomberg, al 4 novembre 2025;
[2] Fonte: Deutsche Bank, al 30 giugno 2025;
[3] Fonte: Bloomberg, VanEck, al 9 ottobre 2025;
[4] Fonte: FactSet, VanEck, al 30 settembre 2025. Magnifici 7 rappresentato dai valori medi armonizzati di Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia, Tesla. Il settore dei produttori  è rappresentato dal NYSE Arca Gold Miners Index. Non costituisce una raccomandazione all'acquisto o alla vendita dei titoli menzionati. I rendimenti passati non sono indicativi dei risultati futuri. Non è possibile investire direttamente in un indice;
[5] Imprese minerarie di piccole dimensioni o in fase esplorativa, con risorse limitate rispetto ai produttori principali;
[6] Società con capitalizzazione di mercato molto contenuta, in genere inferiore a 300 milioni di dollari.

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