Stati Uniti e Giappone: una storia di due sovrappesi, a cura di BlackRock
Il BlackRock Investment Institute, nel suo Weekly Commentary, analizza le prospettive positive per i due Paesi, generate da fattori e contesti economici differenti, e le conseguenze in termini di allocazione
20/03/2024
Redazione MondoInstitutional
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Le riunioni della Federal Reserve e della Bank of Japan (BOJ) di questa settimana e i dati più recenti hanno messo sotto i riflettori i contesti macroeconomici statunitensi e giapponesi. I mercati statunitensi sono in un contesto macro positivo grazie al rallentamento dell'inflazione. Non prevediamo che la positiva propensione al rischio possa essere messa seriamente in discussione nei prossimi mesi. In Giappone, invece, le prospettive macro sono positive a lungo termine ma la BOJ si limita a porre fine ai tassi d'interesse negativi, non intende iniziare un inasprimento. Rimaniamo quindi sovrappesati sui titoli statunitensi e giapponesi.

Grafico 1 - Le "montagne russe" dell'inflazione

Dati annualizzati sull''inflazione CPI core statunitense suddivisi per trimestri dal 2017 al 2024. Fonte: BlackRock Investment Institute, U.S. Bureau of Labor Statistics, con dati Haver Analytics, marzo 2024. Il grafico mostra l'inflazione core IPC statunitense per beni e servizi, misurata in base alla variazione della media degli ultimi tre mesi, a un tasso annualizzato. L'inflazione core dei beni copre tutti i beni esclusi i costi energetici e alimentari. L'inflazione dei servizi core copre tutti i servizi, esclusi i costi dell'energia e degli alloggi.

Abbiamo già osservato come questo nuovo regime macro e sia caratterizzato da pressioni inflazionistiche persistenti e strutturali. Riteniamo che l'inflazione Usa possa scendere ulteriormente verso il 2% quest'anno a causa del calo dei prezzi dei beni (si veda la linea arancione del Grafico 1). Tuttavia, il suo andamento sarà secondo noi più imprevedibile nel 2025, quando il freno della deflazione dei beni si affievolirà e dato che l'elevata crescita dei salari in un mercato del lavoro rigido mantiene l'inflazione nei servizi più alta rispetto al periodo pre pandemia. È probabile che l'inflazione si stabilizzi al di sopra dell'obiettivo del 2% della Fed nel 2025. Il picco dell'inflazione dei servizi di gennaio (linea gialla) sembra ormai un episodio isolato, ma riteniamo che mantenga l'inflazione su una traiettoria elevata che non è coerente con un obiettivo complessivo del 2%. 
Dopo mesi in cui il calo dei prezzi dei beni ha fatto scendere l'inflazione, a febbraio i prezzi sono improvvisamente aumentati. Prevediamo un'ulteriore deflazione dei beni nel prossimo futuro. Tuttavia, questi episodi isolati potrebbero essere un'anticipazione del contesto inflazionistico più difficile che ci attende nel corso dell'anno. Per ora i mercati si aspettano che l'inflazione si raffredderà abbastanza da consentire alla Fed di effettuare tre tagli dei tassi di un quarto di punto quest'anno e di continuare nel processo di taglio. Riteniamo che il sentiment ottimistico possa persistere anche se l'inflazione continua a scendere: ecco perché rimaniamo sovrappesati sui titoli statunitensi e puntiamo sul tema dell'intelligenza artificiale, in quanto il settore tecnologico è alla base della crescita degli utili societari. La ripresa degli altri settori sostiene la propensione al rischio. Tuttavia, l'inflazione potrebbe tornare a essere più forte di quanto i mercati si aspettino, mettendo in discussione l'assunzione di rischio.
Questo risultato limiterebbe la portata e la velocità con cui la Fed può ridurre i tassi. Prevediamo che i tassi di riferimento della Fed rimarranno più alti rispetto a prima della pandemia, dato che l'inflazione si sta probabilmente avvicinando al 3%. Riteniamo che ciò richieda una certa agilità nei portafogli. Nel frattempo, la BOJ è concentrata sul mantenimento dell'inflazione al 2% dopo decenni di dati bassissimi. La sua sfida: valutare come normalizzare la politica monetaria senza arrivare a un'inflazione sostenuta, a nostro avviso. L'aumento dei prezzi delle importazioni ha aiutato l'inflazione giapponese a salire oltre il 2% ma, per mantenere tale dato al di sopra del 2%, è necessario che queste aspettative siano alimentate attraverso i prezzi e i salari interni. 
Le buone notizie: le trattative sindacali annuali sui salari hanno portato aumenti che hanno superato il 5%, i più alti dall'inizio degli anni '90. Questo dovrebbe rafforzare la convinzione della BOJ di poter superare un decennio di mancato raggiungimento dell'obiettivo di inflazione. I mercati ritengono che la BOJ potrebbe porre fine ai tassi di interesse negativi già questa settimana. Se i mercati considerano il cambiamento di politica come una normalizzazione, pensiamo che ciò sosterrebbe la propensione al rischio; se invece il cambiamento di politica viene visto come se la BOJ si stesse "innervosendo" per il dato dell'inflazione, questo potrebbe essere un segnale negativo per il sentiment. Senza la necessità di compensare le oscillazioni dello yen, siamo sovrappesati sui titoli giapponesi. Le loro prospettive sembrano positive, vista la lieve inflazione, crescita degli utili e le riforme aziendali in corso. La nostra sovraponderazione rimarrà probabilmente più a lungo di quella dei titoli Usa su un orizzonte tattico di 6/12 mesi. Abbiamo sottopesato i titoli di Stato giapponesi dal luglio 2022. Prevediamo che i rendimenti aumenteranno man mano che la BOJ ridurrà la politica di allentamento, compreso il controllo della curva dei rendimenti, anche se probabilmente in modo misurato. 
In conclusione: l'inflazione Usa è stata volatile di recente, ma ci aspettiamo che scenda ancora quest'anno prima di risalire nel 2025. Pensiamo che la BOJ porrà fine ai tassi d'interesse negativi, ma con un occhio di riguardo ai rischi per il sentiment del mercato. Per quest'anno siamo sovrappesati sui titoli statunitensi e giapponesi.

Gli scenari di mercato
Le azioni Usa sono scese dai massimi storici e hanno chiuso la settimana sostanzialmente invariate, cedendo qualcosa  dopo che l'IPC statunitense e altri indicatori dell'inflazione hanno sorpreso i mercati al rialzo: i rendimenti decennali statunitensi sono balzati di oltre 20 punti base, sfiorando il 4,3%, dopo che l'IPC di febbraio è risultato più "caldo" del previsto, spingendo i mercati a prezzare tagli dei tassi della Fed. I rendimenti dei titoli giapponesi a 10 anni hanno raggiunto rendimenti vicino allo 0,8%, mentre i mercati vedono la fine dei tassi negativi questa settimana. I prezzi del greggio statunitense hanno guadagnato il 4% a causa delle preoccupazioni sull'offerta.

Grafico 2 - Le performance dei vari asset in breve

Performance degli asset, rendimento year to date e range. Fonti: BlackRock Investment Institute, con dati LSEG Datastream al 14 marzo 2024. le due estremità delle barre mostrano i rendimenti più bassi e più alti in qualsiasi momento dell'anno fino ad oggi e i punti rappresentano i rendimenti attuali year to date. I rendimenti dei mercati emergenti (EM), high yield e corporate investment grade (IG) globali sono denominati in dollari Usa, mentre gli altri sono denominati in valuta locale. Gli indici o i prezzi utilizzati sono: spot Brent crude, ICE U.S. Dollar Index (DXY), sopt gold, MSCI Emerging Markets Index, MSCI Europe Index, LSEG Datastream 10-year benchmark government bond index (Stati Uniti, Germania e Italia), Bank of America Merrill Lynch Global High Yield Index, J.P. Morgan EMBI Index, Bank of America Merrill Lynch Global Broad Corporate Index e MSCI USA Index. Le performance passate non sono indicatori affidabili dei risultati attuali o futuri. Gli indici non sono gestiti e non tengono conto delle commissioni. Non è possibile investire direttamente in un indice.

Il monitoraggio di cinque "megaforze"
Le "megaforze" sono grandi cambiamenti strutturali che influenzano l'investimento ora e nel futuro. In quanto fattori chiave del nuovo regime di maggiore volatilità macroeconomica e di mercato, modificano le prospettive di crescita e inflazione a lungo termine e sono destinate a generare grandi cambiamenti nella redditività di economie e settori. Questo crea grandi opportunità e rischi per gli investitori:
1) Divergenza demografica: il mondo è diviso tra economie avanzate che invecchiano e mercati emergenti più giovani, con implicazioni diverse;
2) Disruption digitale e intelligenza artificiale (AI): tecnologie che stanno trasformando il nostro modo di vivere e lavorare; 3) Frammentazione geopolitica e competizione economica: la globalizzazione è in fase di riorganizzazione, mentre il mondo si divide in blocchi contrapposti; 4) Il futuro della finanza: un'architettura finanziaria in rapida evoluzione sta cambiando il modo in cui le famiglie e le imprese usano il contante, prendono in prestito denaro, effettuano transazioni e cercano rendimenti; 5) Transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio: la transizione è destinata a stimolare una massiccia riallocazione di capitali, in quanto i sistemi energetici vengono riorganizzati. 

A cura di Jean Boivin, Head of BlackRock Investment Institute, Wei Li, Global Chief Investment Strategist, Nicholas Fawcett, Macro Research, e Tara Iyer, Chief U.S. Macro Strategist

Per visualizzare il Weekly Commentary completo del BlackRock Investment Institute, cliccate qui.

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