Natural Capital Investing: un'introduzione a foreste, agricoltura e carbon credit, a cura di bfinance
bfinance segnala un'impennata della domanda degli investitori istituzionali per soluzioni di "capitale naturale" e in un nuovo white paper ne offre un'approfondita panoramica
10/01/2024
Redazione MondoInstitutional
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I forti fondamentali di mercato e il potenziale impatto climatico hanno determinato un’impennata della domanda da parte degli investitori istituzionali di “capitale naturale” come boschi, agricoltura e “soluzioni basate sulla natura”.
Nell'ambito di una significativa varibilità nell'appetito di "asset reali", le ricerche di asset manager dedicati al capitale naturale per conto dei clienti di bfinance hanno addirittura superato in numero per la prima volta le ricerche di gestori di real estate: l'entusiasmo per questo ambito degli investimenti è in netto contrasto con la cautela che circonda gli investimenti immobiliari.
Coloro che investono nel capitale naturale devono tenere il passo con un panorama di manager e strategie in rapida crescita e cambiamento, nonché con il gergo che li accompagna. Gli investitori stanno cercando di comprendere i profili di rischio/rendimento, le credenziali di sostenibilità e i diversi approcci ai carbon credit. Sebbene gli investimenti in capitale naturale non siano una novità, la loro natura si è evoluta. Gli investitori nei settori dell’agricoltura, del legname, dell’estrazione mineraria, dell’energia e delle attività marine oceaniche si sono storicamente concentrati sull'income e sull’apprezzamento del capitale derivanti dalla gestione e/o dall’estrazione delle risorse naturali. Le strategie odierne pongono invece maggiore enfasi sulla sostenibilità e possono includere altri driver di rendimento, tra cui carbon credit e "conservation easement".
Il nuovo white paper curato da bfinance e dal titolo "Natural Capital Investing. An Introduction to Forestry, Agriculture and Carbon Credits" ha lo scopo di supportare gli operatori del mercato con una panoramica incentrata principalmente sulle strategie di silvicoltura, agricoltura e “soluzioni basate sulla natura” (NBS). E' inoltre presente una parte finale dedicata ai carbon credit.

Punti chiave:
1) Vi è un elenco di strategie di investimento in capitale naturale in rapida crescita e sempre più diversificato, con più di 50 asset manager ora attivi in questo settore. Un universo di fondi a tutto tondo offre agli investitori una via praticabile per raggiungere gli obiettivi finanziari e compiere progressi tangibili verso il rispetto dell’Accordo di Parigi.
2) Varie caratteristiche dell’investimento in capitale naturale possono risultare interessanti: rendimenti stabili a lungo termine, sensibilità all’inflazione, bassa correlazione con altre asset class e compensazioni di carbonio sono tutti elementi riscontrabili, ma i profili variano notevolmente a seconda della strategia utilizzata. Invitiamo gli investitori a sviluppare un’ampia comprensione del settore prima di decidere cosa dovrebbe fornire un’allocazione di capitale naturale e l’approccio preferito per l’implementazione.
3) La qualità dei carbon credit è molto variabile: gli investitori dovrebbero esaminare con attenzione gli approcci dei gestori su questo punto. In un’analisi di 32 fondi combinati che cercano di produrre crediti di carbonio troviamo un ampio spettro di approcci nella generazione di crediti e nel loro successivo trattamento all’interno del profilo di rendimento complessivo del fondo. Non tutti i crediti sono uguali e gli obiettivi specifici degli investitori dovrebbero riflettersi nel processo di selezione dei gestori.
4) Le considerazioni ESG sono fondamentali per il successo in questo settore, in particolare la gestione dei rischi climatici fisici, la biodiversità e l’impegno con le comunità locali. Non tutti gli asset manager sono ugualmente sofisticati in termini di approcci e risorse.

Il white paper di bfinance può essere scaricato cliccando qui.

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