Fondazioni: l’81% include i criteri ESG negli investimenti
Tra le motivazioni che spingono ad adottare strategie SRI c’è la coerenza con le finalità istituzionali
23/11/2022
Redazione MondoInstitutional
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Sempre più Fondazioni di origine bancaria includono i criteri ESG nelle gestioni patrimoniali, i cui utili sono impiegati per l’attività filantropica. Delle 36 Fondazioni che hanno partecipato quest’anno alla ricerca condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con Acri e MondoInstitutional, 29 (l’81%) dichiarano di effettuare investimenti sostenibili e 4 hanno avviato valutazioni in merito.  
Entrando nei dettagli della ricerca, realizzata con il sostegno di DPAM, LGIM, Natixis Investment Managers e Valeur Group, le Fondazioni che dichiarano di investire con criteri di sostenibilità sono in aumento dell’84% rispetto al 2020, anno della prima edizione della ricerca. Dei 29 Enti attivi in ambito SRI, 21 sono Fondazioni grandi o medio/grandi, che gestiscono complessivamente circa 34,7 miliardi di euro, cioè il 78% del totale attivo delle Fondazioni presenti nel campione.
La motivazione principale che spinge le Fondazioni all’inclusione dei criteri ESG nelle politiche di investimento è la coerenza degli investimenti sostenibili con le proprie finalità istituzionali delle Fondazioni (citata da 24 sui 29 Enti attivi in ambito SRI). Altri fattori menzionati sono la possibilità di coniugare l’impatto socioambientale con un congruo ritorno finanziario (21 Enti) e quella di gestire più efficacemente i rischi finanziari (8).
Su 36 rispondenti, poi, 3 Fondazioni non applicano alcuna strategia di investimento sostenibile e 4 hanno avviato valutazioni in merito. Le principali criticità individuate riguardano la difficoltà di misurare gli impatti ambientali e sociali generati, la mancanza di dati ESG affidabili e standardizzati e la mancanza di certificazioni che tutelino contro il greenwashing.
Anche quest’anno nessun Ente ha motivato la non adozione di investimenti sostenibili con la loro presunta rischiosità, scarsa redditività o eccessiva onerosità. Il dato è coerente con i risultati di numerose ricerche accademiche e di mercato.
Per quanto riguarda il tasso di copertura degli investimenti sostenibili e le strategie SRI adottate, come nelle precedenti edizioni dello studio, l’adozione delle strategie ESG resta limitata a una quota minoritaria del patrimonio in gestione. Tra le 29 Fondazioni che includono i criteri ESG nelle decisioni di investimento, 21 applicano tale approccio a una percentuale compresa tra lo 0 e il 25%. Tuttavia, va precisato che la quasi totalità delle rispondenti attive in ambito SRI (27 su 29) ha in programma di aumentare la quota di patrimonio investita secondo criteri di sostenibilità.
La classe di attivo in cui vengono maggiormente inclusi i temi ESG è l’equity (per il 76% delle Fondazioni attive in ambito SRI, ossia 22 su 29), seguita dagli investimenti alternativi (citati da 20 Enti su 29). Nel caso degli investimenti alternativi, le Fondazioni operano soprattutto nelle infrastrutture, nel private equity e nel settore immobiliare. Nelle classi di attivo alternative, gli strumenti finanziari più utilizzati dalle Fondazioni sono i fondi di investimento (nel 95% dei casi tra gli Enti che includono i criteri ESG).
Anche quest’anno le strategie SRI che riscuotono più successo tra le Fondazioni di origine bancaria sono le esclusioni (18 rispondenti) e gli investimenti tematici (15). L’engagement, invece, risulta la strategia meno diffusa, ma si registra un aumento degli enti che la adottano, che passano da 3 nel 2021 a 7 nel 2022.
Tra le novità dell’edizione 2022 della ricerca è stato inserito un approfondimento sul rapporto tra il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le Fondazioni di origine bancaria. I settori che le Fondazioni si sono impegnate a sostenere attraverso investimenti sono soprattutto le energie rinnovabili (citate dal 58% delle rispondenti, ovvero 21 su 36) e l’housing sociale (in cui opera il 55% degli Enti, ovvero 20 su 36). Il sostegno con erogazioni si è concentrato invece su ricerca e istruzione, servizi per le disabilità (entrambi citati dal 94% del compione, ossia 34 su 36), cultura (92%, ossia 33 su 36) e servizi all’infanzia (86,5%, ossia 32 su 36).
Infine, oltre la metà delle Fondazioni attive in ambito SRI (16 su 29) sta valutando l’inclusione dei Sustainable Development Goals (SDGs) dell’ONU nelle strategie di investimento. Tuttavia, sono ancora una minoranza gli Enti che vi fanno esplicito riferimento nelle gestioni patrimoniali (4 su 29). Gli SDGs maggiormente citati sono: lotta al cambiamento climatico (4 Enti), riduzione delle disuguaglianze, parità di genere, lavoro dignitoso e crescita economica (3). Anche rispetto all’inclusione della neutralità climatica nelle politiche di investimento si evidenziano ampi margini di miglioramento: solo 4 delle 29 Fondazioni attive in ambito SRI includono l’obiettivo net zero tra le finalità della gestione patrimoniale, ma 13 Enti hanno avviato valutazioni in merito.
“Le Fondazioni di origine bancaria garantiscono trasparenza e qualità dei progetti finanziati per la loro vicinanza ai territori in cui operano e la profonda capacità di lettura dei loro bisogni a livello ambientale e sociale. Per queste ragioni il crescente interesse verso gli investimenti sostenibili testimoniato dall’aumento dei volumi patrimoniali che incorporano i criteri ESG è una notizia molto positiva che conferma il ruolo centrale delle Fondazioni di origine bancaria sulla strada dello sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la Finanza Sostenibile.  
Per Marco Avonto, Senior Director, Head of Institutional Clients Italy, Greece & Cyprus di Natixis Investment Managers, “la ricerca evidenzia la prosecuzione costante all’interno un percorso adottato già da tempo dalle Fondazioni di origine bancaria verso l’adozione di criteri di sostenibilità all’interno dei propri portafogli di investimento. Ritengo che ancora una volta questo atteggiamento sia connaturato all’essenza stessa delle Fondazioni bancarie e al loro ruolo cardine di fornitore complementare e spesso non secondario di sistemi di welfare sul territorio, in un contesto che ha visto susseguirsi dapprima gli effetti della pandemia e poi le dinamiche non favorevoli del contesto economico. Il nuovo piano di rilancio dell’economia italiana ed europea non può non avere le Fondazioni tra i principali attori e non può prescindere da un’adozione sempre più diffusa dei criteri di sostenibilità, in un’ottica di stretto legame tra economia e società, nel presente e per il futuro”, ha sottolineato Avonto, mentre Alessandro Fonzi, CFA, Deputy Head of International Sales, Country Head Italy di DPAM ha aggiunto: “I temi della sostenibilità fanno parte del DNA delle Fondazioni di origine bancaria, che li mettono a terra concretamente tramite le erogazioni e gli investimenti correlati alla missione. Magari le Fondazioni, che non applicano ancora alcuna strategia di investimento sostenibile, potrebbero avvicinarcisi cominciando a considerare nelle loro politiche di investimento dei valori universali di riferimento che possano includere anche aspetti ambientali, sociali e di governance”.
Secondo Stefano Gaspari, Amministratore Unico di MondoInstitutional: “La ricerca mette in luce che le Fondazioni di origine bancaria, come il resto degli investitori istituzionali italiani, stanno continuando il loro percorso per integrare i criteri ESG all'interno della gestione dei patrimoni. Infatti un numero sempre maggiore di Fondazioni ha deciso di integrare i fattori di sostenibilità in quote sempre superiori delle proprie allocazioni, allineando investimenti e finalità istituzionali, come già stanno facendo le Fondazioni più grandi”, ha affermato Gaspari, mentre Francesco Profumo, Presidente di Acri, ha sottolineato come “l’annuale indagine del Forum per la Finanza Sostenibile rileva uno scenario in grande evoluzione. Tra le Fondazioni di origine bancaria si sta diffondendo costantemente, e in maniera crescente, l’adozione dei criteri ESG nelle scelte d’investimento. Su questo fronte, ci sono ancora ampi margini di crescita in termini di quota di patrimonio investito secondo criteri di sostenibilità. Le Fondazioni sono sempre attente a una prudente e oculata gestione dei loro patrimoni, quale strumento cardine per garantire la continuità della loro azione, volta ad adempiere alla missione di perseguire fini di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico dei territori”.
Per Giancarlo Sandrin, Country Head Italy and Spain di LGIM, “la ricerca portata avanti dal Forum per la Finanza Sostenibile evidenzia un trend positivo nella crescita degli investimenti sostenibili tra le Fondazioni. Un trend che riteniamo potrà proseguire con forza anche in futuro, dato il tasso di adozione ancora piuttosto basso rispetto alla natura e allo scopo delle Fondazioni stesse. Oltre agli investimenti liquidi è interessante notare il crescente interesse per gli investimenti sulla parte private market, in particolare le energie rinnovabili che rappresentano a livello europeo un asset strategico per la crescita economica e la sostenibilità ambientale”.
Infine, secondo Lorenzo Vangelisti, Ceo di Valeur Group, “la sostenibilità degli investimenti risulta un fattore sempre più fondamentale per l’ottimizzazione dei portafogli e contribuire alla loro solidità; la ricerca sottolinea come questo aspetto sia ampiamente compreso dalle Fondazioni di origine bancaria”.

La ricerca completa è disponibile cliccando qui.

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