Un anno di SFDR: il bilancio per gli investitori responsabili, a cura di BNY Mellon IM
L'approfondimento a firma di Kristina Church, Head of Responsible Strategy di BNY Mellon Investment Management
10/03/2022
Redazione MondoInstitutional
STAMPA

In tutti i settori dell’economia, vi è urgenza perché i partecipanti si uniscano alla transizione verso un mondo a emissioni zero e attuino cambiamenti positivi sui temi sociali. Gli investitori devono sempre più spesso guardare alle aziende sotto molteplici punti di vista: profittabilità, certo, ma anche l’impatto sul pianeta e sugli individui. La Sustainable Finance Disclosure Regulation è stata lanciata un anno fa, il 10 marzo 2021, con l’obiettivo esplicito di affrontare i problemi del greenwashing e aumentare la trasparenza nel mondo della finanza. Un anno dopo, guardiamo alla sua implementazione, ed evidenziamo le aree di sviluppo nel panorama degli investimenti responsabili.

Un passo nella giusta direzione
Per i clienti è cruciale che che vi sia più chiarezza possibile sugli investimenti responsabili, e su questo fronte la legislazione precedente alla SFDR era carente. Abbiamo accolto la SFDR come un buon inizio, perché aiuta gli investitori individuali e istituzionali a comprendere meglio come i loro portafogli siano gestiti dal punto di vista della sostenbilità. La legislazione ha determinato un maggior focus sugli investimenti responsabili, sollecitando i fondi più lenti nell’agire a fronte dell’urgenza del cambiamento climatico e di altri temi chiave.
Tuttavia, al tempo stesso la SFDR ha creato uno strato ulteriore di complessità e complicazioni per gli investimenti responsabili e, di conseguenza, persistono diverse discrepanze e zone grigie.

Le barriere per gli investitori responsabili
Consideriamo gli investimenti responsabili come uno spettro molto ampio. Per loro natura, i riferimenti normativi possono perdere alcune delle finezze proprie di una gamma così sfumata. Così, quello che per un investitore è un “Investimento Responsabile” (RI) può diventare, per un altro, un “investimento sostenibile”. E quello che qualcuno definisce “investimento a impatto positivo” può assumere per altri il significato di “integrazione ESG”. C’è in altre parole una mancanza di terminologia standardizzata, e vi è la necessità di assicurarsi che le definizioni in campo RI siano sufficientemente chiare da assicurare una coerenza in tutto il panorama degli investimenti.
La qualità dei dati e la loro coerenza è infatti estremamente importante. È ancora possibile rilevare delle discrepanze tra i dati forniti da terze parti, e l’acquisizione di disclosure accurate e orientate al futuro da parte delle aziende continua a dimostrarsi problematica. La SFDR affronta il tema della reportistica e dei requisiti di pubblicazione per il settore dell’asset management, ma la fornitura di dati da parte delle aziende resta volontaria (e spesso imperfetta).
Vi è quindi bisogno di un riallineamento globale tra tutti gli stakeholder per sviluppare degli impegni obbligatori di reportistica su alcuni temi chiave ambientali, sociali e di governance (ESG). La reportistica obbligatoria di dati coerenti, standardizzati, e di alta qualità da parte delle aziende potrebbe dimostrarsi un fattore chiave per aumentare la fiducia degli investitori nei fondi e nei titoli cui destinano il proprio capitale.
Molti investitori, istintivamente, ritengono che una società che sta implementando dei miglioramento sul fronte ESG non possa ancora essere etichettata come sostenibile. Ad oggi, molti flussi di investimenti responsabili si sono concentrati su aziende che hanno già i rating ambientali o sociali più alti. Questo, però, può creare dei rischi di sovraffollamento.
Ci sono ampie fasce dell’economia che devono ancora allinearsi alla prospettiva net zero, e molti di questi sono i settori “problematici” ad alta intensità di carbonio o con le stime più elevate di costi per la decarbonizzazione. Si tratta di settori che gli investitori potrebbero evitare completamente se si prendono in considerazione standard normativi come la SFDR. Ma ci sono anche settori come quello chimico, dell’acciaio, i trasporti pesanti e il cemento che sono vitali per la futura crescita economica. Perché l’economia globale possa compiere una transizione piena verso le emissioni zero, le aziende di questi settori devono trovare i modi migliori per avviare il processo di decarbonizzazione, e proprio adesso hanno il maggior bisogno di raccogliere capitali dagli investitori per riuscirci.
La pandemia ha portato alla ribalta i temi sociali e l’importanza dell’eguaglianza e di una “transizione equa” per tutti. Le aziende che possono dimostrare di avere una buona governance, che sono impegnate in una decisa assunzione di responsabilità ambientale, e che hanno politiche socialmente progressiste, sono sempre più spesso riconosciute come investimenti attraenti.
Oggi vediamo che la biodiversità e i temi sociali sono più in alto nelle agende politiche, proprio come il tema climatico ha acquisito visibilità negli anni recenti. Tuttavia, è ancora complesso misurare e pubblicare report su considerazioni sociali e ambientali all’interno di una strategia di investimento. Proprio come i valori sociali possono variare ampiamente di regione in regione, difficilmente si può pensare che ci sia un unico approccio di investimento valido per tutti i mercati nel breve termine.
È imperativo che questi aspetti sociali non siano ignorati dalla comunità degli investimenti, e che l’impatto sociale sia strettamente intessuto con l’obiettivo di un’economia a emissioni zero. Il più recente report IPCC[1]  evidenzia chiaramente la connessione diretta tra clima, ecosistemi (inclusa la biodiversità) e la società umana. Ci aspettiamo che il 2022 sia l’anno in cui le autorità si concentreranno su una definizione più chiara della tassonomia sui temi sociali.

Il futuro
Gli investimenti responsabili diventeranno mainstream, presenti in tutte le strategie e i portafogli. Nel futuro, ci aspettiamo di vedere una maggiore attenzione nell’identificare quelle aziende che non sono best in class oggi, ma che sono in fase di transizione per allinearsi con un mondo a più bassa intensità di carbonio, o che stanno mettendo in atto delle politiche per assicurare un impatto migliore sull’ambiente e la società. La SFDR è un passo nella direzione giusta, ma restano ancora diverse barriere da superare per il settore degli investimenti.

a cura di Kristina Church,
Head of Responsible Strategy di BNY Mellon Investment Management


Nota
1. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha finalizzato la seconda parte del Sixth Assessment Report, “Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability” il 22 febbraio 2022: https://www.ipcc.ch/report/sixth-assessment-report-working-group-ii/#:~:text=report%20Report%20Authors-,Report,55th%20Session%20of%20the%20IPCC

© 2022 MondoInstitutional - Riproduzione riservata
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter periodica, sarai costantemente aggiornato sul mondo degli Investitori Istituzionali. L’iscrizione è gratuita!
Per visualizzare l'Informativa Privacy, cliccare qui

-->