AdEPP: nelle Casse aumenta il peso dei fondi d'investimento
Il patrimonio degli Enti sale a 96 mld di euro, mentre è sempre maggiore l'attenzione ai temi della sostenibilità
18/11/2020
Redazione MondoInstitutional
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Cresce la parte di patrimonio gestita indirettamente delle Casse di previdenza, mentre aumentano le quote dei fondi comuni d'investimento mobiliare sulla spinta dell'intensificarsi del processo di diversificazione e cresce l’attenzione nei confronti degli investimenti sostenibili. Sono alcuni dei risultati che emergono dal V Rapporto sugli Investimenti degli Enti di Previdenza Privati a cura del Centro Studi AdEPP (Associazione degli Enti Previdenziali Privati), che è stato presentato ieri pomeriggio (17 novembre, ndr).
Le Casse di previdenza private aderenti ad AdEPP, anche quest’anno, confermano il trend positivo. Negli ultimi sette anni il patrimonio ha registrato una crescita continua e costante passando dai circa 65,6 miliardi di euro del 2013 ai circa 96 miliardi di euro di fine 2019, con un incremento complessivo del 46%. Come si legge nel Rapporto, tale risultato è stato ottenuto grazie sia all’aumento dei contributi complessivamente incassati, superiori alle uscite derivanti dalle prestazioni erogate (+20,6 miliardi nel periodo di analisi), sia ai rendimenti conseguiti sugli attivi che ammontano a circa 1,5% netto annuo in media tra il 2013 e il 2019. "È un patrimonio che abbiamo dovuto costruire per rispettare i requisiti di sostenibilità che sono stati inaspriti per legge a partire dal 2012", ha affermato Alberto Oliveti, presidente dell’AdEPP. "Peraltro senza riserve patrimoniali così importanti, le Casse non avrebbero potuto sostenere tutti gli interventi di sostegno che hanno fatto per il Covid19. Ma è chiaro che i parametri di sostenibilità che ci vengono richiesti sono sempre più pesanti e oggi, in un momento in cui gli iscritti hanno così tanto bisogno di sostegno, ci chiediamo se sia sensato obbligarci a tenere un patrimonio a riserva così alto".
Anche se, in valore assoluto, gli investimenti in immobili sono rimasti costanti (a fine 2019 corrispondono a 19,75 miliardi di euro), diminuiscono gli immobili direttamente posseduti dagli Enti: il 49,4% degli investimenti delle Casse confluisce in fondi comuni (mobiliari e non). La componente investita in fondi immobiliari è passata dai 7,4 miliardi di euro del 2013 ai 14,8 miliardi di euro del 2019; la gestione diretta degli immobili, invece, dal 17,6% del 2013 passa al 4,6% nel 2019. Il 50% degli immobili sono collocati nel centro Italia (il 94% a Roma) mentre il 37% nel Nord. "C’è da notare che gran parte degli immobili sono stati ereditati da quando le Casse erano sotto gestione pubblica, quindi negli anni precedenti alla privatizzazione" ha commentato Oliveti, che poi ha continuato: "Le Casse hanno ridotto la quota di immobiliare, qualificandola. Il mattone resta un investimento coerente con la finalità previdenziale che perseguiamo purché dia una redditività costante e affidabile. Investiamo dunque con un’opportuna diversificazione e cercando gestori esperti”.
La quota più rilevante di gestione diretta è, invece, dovuta ai Titoli di Stato (anche se la quota maggiore di questi è gestita in forma indiretta) che contribuiscono per più di un quarto alle attività direttamente gestite. Un’altra voce di particolare rilievo è data dalla “Liquidità” che pesa sul totale del patrimonio direttamente gestito per circa il 17,7%.  Le Casse, nel 2019, gestiscono direttamente circa il 32,6% del loro patrimonio, mentre la restante parte viene gestita tramite gestori qualificati (in decrescita) o fondi comuni (Oicr e Oicvm), quest’ultima in forte crescita. Per motivi legati alla semplificazione della gestione dell’investimento, la gestione tramite Oicr/Oicvm sta acquisendo un peso sempre maggiore, infatti, questa è passata dal 24,9% degli attivi del 2013 a circa il 48% del 2019. In questo tipo di gestione sono principalmente confluiti quegli strumenti che prima venivano gestiti in modo diretto. Gli investimenti in fondi mobiliari passano da 8,3 miliardi di euro del 2013 ai quasi 27 di fine 2019, quindi più che triplicati. Negli ultimi sette anni, si è registrata una considerevole crescita degli investimenti in azioni anche tramite fondi mobiliari che sono passati dal 9,8% degli attivi ad un più rilevante 17,4%. Incremento giustificato anche dalla necessità di accrescere i rendimenti e compensare i bassi rendimenti sugli altri strumenti. Sugli investimenti si guarda anche alle possibili collaborazioni come quella che ha portato all’acquisto di quote di Banca d’Italia per un controvalore complessivo di 1,2 miliardi di euro.
"Nell’ambito dell’autonomia di ogni Cassa sempre di più valutiamo le sinergie perché insieme abbiamo massa critica maggiore, con possibili risvolti positivi sui livelli di redditività e sulle ricadute degli investimenti sul lavoro dei professionisti nostri iscritti", ha sottolineato Oliveti.
Considerando gli investimenti nel Sistema Paese, la quota investita in Italia è pari al 38%. "Va però notato che se alla quota investita in Italia vengono aggiunte le altre voci quali la liquidità, le polizze assicurative e le “altre attività” tutte detenute in Italia, anche se non investite, il patrimonio delle Casse, nel nostro Paese, ammonta a circa il 53% del totale", viene precisato nel Rapporto. "Un’esposizione elevata considerando che l’Italia rappresenta circa il 2,5% dell’economia mondiale, circa l’11% dell’economia di tutta l’Unione Europea ed il 13% dell’economia della Zona Euro".
Infine, aumentano gli investimenti ESG. "Le scelte strategiche di allocazione del patrimonio delle Casse non perseguono scopi speculativi ma sono improntate ai criteri di prudenza, rendimento, salvaguardia e garanzia delle prestazioni future agli iscritti", si legge nel Rapporto. "In virtù di ciò, anche le Casse di Previdenza, nella selezione dei propri investimenti, possono valutare aspetti di natura ambientale, sociale o di governance (ESG), oltre il profilo di rischio e rendimento".
Al 31 dicembre 2019, gli investimenti delle Casse in strumenti ESG ammontano a circa 8 miliardi di euro e sono in forte crescita. In alcune Casse di previdenza, gli investimenti ESG, superano l’80% del capitale investito. "Sicuramente quello che il Covid19 ci porta è l’esigenza, anche negli investimenti, di essere più vicini ai nostri professionisti", ha puntualizzato Oliveti, che poi ha concluso: "Dobbiamo investire sempre di più in settori vicini agli ambiti di lavoro degli iscritti e con un’attenzione sempre maggiore all’ambiente, che è il nostro spazio vitale. Non dimentichiamo che siamo Casse di previdenza e non perseguiamo scopi speculativi ma salvaguardiamo gli interessi degli iscritti attuali e futuri. Non c’è maggiore attenzione al futuro di quella che tiene in considerazione l’ambiente, la buona governance e la tensione sociale, che, se pensiamo alla pandemia in atto, può diventare una delle bombe esplosive reliquate che resterà dopo la crisi meramente sanitaria".

Per visualizzare il Rapporto sugli Investimenti degli Enti di Previdenza Privati, cliccate qui.

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