I Fondi pensione investono 40,3 miliardi nell'economia italiana
Covip: "Favorire lo sviluppo di iniziative per il finanziamento della crescita delle imprese e delle infrastrutture del nostro Paese"
25/06/2020
Redazione MondoInstitutional
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La Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) ha diffuso ieri (24 giugno, ndr) sul proprio sito web la Relazione annuale sull’attività svolta nel 2019 e sulla situazione dei settori di competenza, unitamente alle considerazioni del Presidente, Mario Padula.
In particolare, i settori vigilati (Fondi pensione e Casse di previdenza) amministrano risorse per oltre 270 miliardi di euro e riguardando oltre 10 milioni di soggetti tra iscritti e pensionati.
Nel dettaglio, secondo la Relazione, a fine 2019, i Fondi pensione in Italia sono 380: 33 Fondi negoziali, 41 Fondi aperti, 70 Piani individuali pensionistici (PIP), 235 Fondi preesistenti, oltre a Fondinps in via di superamento. Il numero delle forme pensionistiche operanti nel sistema è quindi in costante riduzione: nel 1999 le forme operanti erano 739, quasi il doppio di oggi. Sempre alle fine del 2019, inoltre, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è di circa 8,3 milioni, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente, per un tasso di copertura del 31,4% sul totale delle forze di lavoro. Le posizioni in essere sono 9,1 milioni (inclusive di posizioni doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto). Gli iscritti ai PIP “nuovi” si attestano a 3,3 milioni, 3,1 milioni quelli ai Fondi negoziali, oltre 1,5 milioni quelli ai Fondi aperti e circa 600 mila quelli ai Fondi preesistenti.
Le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano, alla fine del 2019, a 185 miliardi di euro, in aumento del 10,7% rispetto all’anno precedente: un ammontare pari al 10,4% del Pil e al 4,2% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.
La Covip precisa poi che l’allocazione degli investimenti effettuati dai Fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni) registra la prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito, che nel 2019 è stata pari al 58% (con un calo di 0,8 punti percentuali rispetto al 2018), dei quali il 20,6% sono titoli di debito pubblico italiano (contro il 21,2 nel 2018). In aumento al 18,9% i titoli di capitale (contro il 16,5% del 2018) e anche le quote di Oicr, dal 13,8 al 14,8%, mentre i depositi si attestano al 6,5%. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei Fondi preesistenti, rappresentano poi il 2,2% del patrimonio, in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al 2018.
Nell’insieme, sottolinea l'Authority, il valore degli investimenti dei Fondi pensione nell’economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) è di 40,3 miliardi di euro, il 26,8% del patrimonio. I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore, 30,9 miliardi di euro. Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono invece marginali, riflettendo anche la peculiare struttura del tessuto industriale italiano e il livello complessivamente limitato della capitalizzazione del mercato azionario nazionale. Il totale di 4,4 miliardi è pari al 3% del patrimonio: in obbligazioni sono investiti 2,8 miliardi, in azioni 1,6 miliardi; gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di Oicvm si attestano a 1,6 miliardi. La componente immobiliare è pressoché tutta concentrata in Italia per complessivi 3,1 miliardi di euro.
Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, poi, nel 2019 i Fondi pensione negoziali e i Fondi aperti hanno guadagnato in media, rispettivamente, il 7,2% e l’8,3%; per i PIP “nuovi” di ramo III, il risultato è stato del 12,2%. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dal flusso cedolare incassato sui titoli detenuti, il risultato è stato pari all’1,6%. Nello stesso periodo il TFR si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,5%. A livello di costi, invece, i PIP restano i prodotti più onerosi.
Dal 2011, in forza dell’esperienza maturata nel contiguo settore dei Fondi pensione, la Covip vigila anche sugli investimenti delle Casse professionali. La Relazione annuale dell'Authority, a tal proposito, segnala che pur nella perdurante assenza del Regolamento in materia di disciplina degli investimenti previsto dal Decreto legge 98/2011, la Covip ha comunque svolto la propria funzione di vigilanza, trasmettendo annualmente analitici referti ai Ministeri del Lavoro e dell’Economia a consuntivo delle gestioni di ciascuna delle 20 Casse e svolgendo diversi approfondimenti su specifici aspetti della gestione, anche attraverso iniziative di carattere ispettivo.
In particolare, secondo i dati Covip, a fine 2018, le attività complessivamente detenute dalle Casse ammontano, a valori di mercato, a 87 miliardi di euro (+1,9%). Dal 2011 al 2018 tali attività sono cresciute complessivamente da 55,7 miliardi a 87 miliardi di euro, con un incremento del 56,2%.
A fronte di una sostenuta dinamica di crescita nell’aggregato, permangono differenze, anche ampie, nelle attività delle Casse: la Covip segnala che circa il 73% dell’attivo è di pertinenza dei 5 Enti di dimensioni maggiori e i primi 3 raggruppano circa il 54% del totale. Al 2018 solo in 2 Casse le prestazioni superano i contributi; in tutti gli altri casi la differenza è positiva, con un’ampiezza variabile tra i singoli enti.
Tenendo conto anche delle componenti obbligazionaria e azionaria sottostanti gli Oicvm detenuti, la quota più rilevante delle attività è costituita da titoli di debito, pari a 32,6 miliardi di euro (corrispondenti al 37,5% del totale).
La composizione delle attività detenute continua a caratterizzarsi per la cospicua presenza di investimenti immobiliari, che nel complesso (cespiti di proprietà, fondi immobiliari e partecipazioni in società immobiliari controllate) si attestano a 19,8 miliardi di euro (22,7% del totale). Nel quinquennio 2014/2018 l’incidenza di tale componente è comunque diminuita di circa 4 punti percentuali. Va peraltro osservato, evidenzia l'Authority, che in 6 casi la componente immobiliare supera il 30% delle attività e in uno di questi l’incidenza è superiore al 50%.
Gli investimenti nell’economia italiana delle Casse, ossia in immobili e in titoli domestici, ammontano a 35 miliardi di euro, pari al 40,2% delle attività totali, mentre gli investimenti non domestici si attestano a 38,2 miliardi di euro, corrispondenti al 43,9% delle attività totali a fine 2018. La residua quota del 15,9% delle attività totali è costituita essenzialmente da liquidità e da crediti contributivi.
La Relazione affronta poi il tema dell'evoluzione normativa e delle prospettive future del settore. A tal proposito si segnala, in particolare, che per la Covip "nell’attuale contesto di maggiore difficoltà economica e sociale, il rischio è che la crisi non solo riduca la propensione all’adesione (alla previdenza complementare, ndr) a fronte di altre urgenti esigenze sopravvenute, ma determini addirittura la fuoriuscita dal sistema dei lavoratori, magari perché divenuti disoccupati, o ne ridimensioni la partecipazione, ad esempio per la necessità di fronteggiare un calo di reddito. Tutto ciò rischia peraltro di tradursi in un’accentuazione delle differenze nel livello di inclusione previdenziale, con un’ulteriore emarginazione delle categorie che per genere, per età, per area geografica si presentano più deboli. Oltre ad intervenire per superare la marginalità, che è anzitutto marginalità rispetto al mercato del lavoro e che la crisi può contribuire ad ampliare, occorre valutare l’attivazione di incentivi fiscali che agevolino la ricostituzione delle posizioni nella fase di ripresa per quegli iscritti che abbiano fatto ricorso a forme di anticipazione, abbiano riscattato la posizione o abbiano interrotto la contribuzione".
Guardando ai primi impatti della crisi epidemiologica sull’assetto dei fondi pensione, la Covip sottolinea che alcuni processi già avviati, anche nel recepimento dei principi della Direttiva IORP II, continueranno senza soluzione di continuità, pur potendo subire in qualche caso un rallentamento. "Le forme pensionistiche complementari hanno dimostrato capacità di reazione sia per quanto attiene alla continuità operativa, sia in ordine alle modalità di interazione con gli iscritti, in alcuni casi anche intensificata e agevolata dalla valorizzazione di modalità di interlocuzione online". Inoltre, "le turbolenze dei mercati finanziari che hanno caratterizzato l’inizio della pandemia hanno determinato ora rendimenti negativi, che hanno in buona parte eroso i guadagni fatti registrare nel 2019, benché ancora una volta, come già accaduto in precedenti situazioni di crisi che hanno interessato il sistema, i fondi abbiano contenuto le perdite, mostrando una buona tenuta rispetto all’andamento dei principali mercati, a conferma della validità dell’approccio gestionale seguito, che, in situazioni di mercato avverse, è in grado di mitigare l’impatto della volatilità".
Per la Covip, "la crisi conseguente all’emergenza epidemiologica conferma l’importanza del rafforzamento strutturale dei Fondi pensione. Sempre più ai fondi è chiesto di essere in grado di valutare, gestire e monitorare i rischi, generici e specifici, che ne accompagnano l’attività; rischi che, come appunto dimostrano gli eventi degli ultimi mesi, possono assumere forme inattese e dimensioni imprevedibili. Dal rafforzamento strutturale dipende anche il ruolo che i Fondi pensione, così come le Casse professionali, possono svolgere per lo sviluppo dei mercati finanziari e la crescita dell’economia", afferma l'Authority, che poi aggiunge: "Bisogna favorire lo sviluppo di quelle iniziative destinate al finanziamento della  crescita delle imprese e delle infrastrutture del nostro Paese, con cui meritoriamente i Fondi pensione hanno già cominciato a misurarsi. Occorre dunque ripensare, in un’ottica di rinnovata progettualità per il Paese, al ruolo che non solo gli investitori istituzionali ma anche il risparmio privato in generale possono svolgere per la crescita dell’economia e lo sviluppo  dei mercati finanziari, affrontando con coraggio i problemi che un’economia, come quella italiana, pone anche in relazione al suo tessuto industriale e al suo mercato dei capitali, che  non vanno riguardati come parametri, ma piuttosto come variabili, in un modello più moderno che sappia cogliere le sfide che nell’ultimo ventennio si sono presentate e quelle che nel prossimo futuro si presenteranno".

Per visualizzare la Relazione annuale 2019 della Covip, cliccate qui.

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