Poste Vita: totale attivo a 133,7 miliardi (+4,4% nel 2019)
La raccolta netta complessiva della Compagnia assicurativa è stata positiva per 3,9 miliardi di euro durante lo scorso anno
21/05/2020
Redazione MondoInstitutional
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Poste Vita ha chiuso il 2019 con un risultato netto di periodo pari a 952,8 milioni di euro, in crescita rispetto a 580,8 milioni di euro conseguiti nel 2018. Il totale attivo si attesta poi a 133,7 miliardi di euro, un valore superiore del 4,4% rispetto alla fine del 2018. I premi raccolti dalla Compagnia alla fine del 2019 sono risultati pari a 17,7 miliardi di euro (+1,1 miliardi di euro rispetto al 2018), “grazie ad un ribilanciamento della produzione a favore di prodotti più flessibili supportato dalla raccolta del prodotto Multiramo con premi pari a 6,3 miliardi di euro (di cui il 30% investiti nel ramo III), a fronte di 1 miliardo di Euro registrati nel corrispondente periodo del 2018; mentre nello stesso periodo la produzione afferente i prodotti rivalutabili di Ramo I registra un decremento pari a 3,8 miliardi di euro”, si legge nel bilancio di Poste Vita.
Le uscite per liquidazioni, ovvero gli oneri relativi ai sinistri al netto delle cessioni in riassicurazione, sono risultate pari a 13,8 miliardi di euro, “evidenziano un sensibile incremento rispetto ai valori rilevati nel 2018 (pari a 10,9 miliardi di euro) stante la crescita delle scadenze (che passano da 6 miliardi di euro agli attuali 8,9 miliardi di euro) ed attribuibili pressoché esclusivamente ai prodotti rivalutabili di ramo I”.
La raccolta netta complessiva, evidenzia la Compagnia, resta comunque positiva, pari a 3,9 miliardi di euro, contribuendo alla crescita delle masse gestite. Per quanto riguarda la gestione finanziaria, “nel corso del periodo, le scelte di investimento continuano ad essere improntate, in coerenza con le linee strategiche definite dall’organo amministrativo, ad obiettivi di prudenza con un portafoglio che continua ad essere investito prevalentemente in titoli di Stato e obbligazioni corporate, la cui esposizione complessiva rappresenta il 72,7% dell’intero portafoglio. La restante parte del portafoglio, risulta investita prevalentemente in fondi multiasset aperti armonizzati di tipo Ucits. Quest’ultimi investono in asset class globali, liquide, composte principalmente da titoli obbligazionari”. Tra i fondi, poi si annoverano anche fondi immobiliari per 1,7 miliardi di euro (su cui sono stati realizzati nuovi investimenti nell’anno, con target su immobili di tipo retail e uffici) e fondi di private equity per 393 milioni di euro, entrambi a fair value.
Complessivamente gli attivi delle gestioni separate e del patrimonio libero sono passati da 119,8 miliardi di euro di fine 2018 agli attuali 124,8 miliardi di euro. “La netta ripresa dei mercati finanziari registrata nel periodo ha dato luogo alla registrazione di riprese nette di valore afferenti il portafoglio di Classe C pari a 286,2 milioni di euro a fronte di rettifiche nette di valore pari a 533,2 milioni di Euro rilevate nel 2018”, si legge nel bilancio. Gli investimenti di classe C in particolare sono composti da 75,75 miliardi di euro di titoli di Stato, 17,27 miliardi di obbligazioni corporate, 31,78 miliardi di quote di fondi comuni di investimento, 8,8 milioni di euro di azioni e quote e -0,9 milioni di euro di derivati. Allo stesso tempo, “gli attivi di classe D, per effetto dei maggiori volumi registrati nel periodo e delle positive dinamiche dei mercati finanziari, si sono attestati sui 3,9 miliardi di euro in crescita rispetto ai 2,7 miliardi di euro del 31 dicembre 2018 dando luogo nel periodo ad un risultato positivo per complessivi 255,5 milioni di euro rispetto ad un risultato negativo di 126,6 milioni di euro rilevato nel corrispondente periodo del 2018”. La Compagnia, a inizio 2020 e in seguito al diffondersi della pandemia da Covid19 e alle limitazioni degli spostamenti dei cittadini, che ha ridotto il flusso di raccolta dei prodotti finanziari, ha deciso “di vendere due titoli appartenenti al comparto Immobilizzato, prima della loro naturale scadenza, per fronteggiare il fabbisogno di liquidità che si potrebbe creare nello scenario di azzeramento totale della raccolta premi per i prossimi mesi. Tale vendita non comporta modifiche alle caratteristiche quali/quantitative del portafoglio della Compagnia essendo l’importo della vendita pari a circa l’1% del valore di carico della classe C”.

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